Roma, 26.11.2009
On. Umberto Bossi
Segretario Federale Lega Nord
Camera dei Deputati
Roma
Oggetto: Governo dell’immigrazione e “Aiuti a casa loro”.
Caro Onorevole Bossi,
se è vero che sull’immigrazione il linguaggio e le opzioni politiche della Lega Nord sono duri e intransigenti, è vero anche che in alcune delle città amministrate dalla Lega l’integrazione degli immigrati è visibile e positiva. Questo fatto mi induce ad aprire un dialogo con lei.
Lo faccio perché seguo queste tematiche fin dagli anni ’70, quando ero nella Cisl di Milano e con Cgil e Uil, alcuni docenti e studenti universitari e alcuni politici locali abbiamo centrato l’attenzione sul tema dell’immigrazione. Era il periodo in cui il Censis aveva realizzato il primo importante studio in merito e i dati, Istat e altre fonti affidabili, davano in Lombardia circa 50 mila stranieri, su un totale tra 320 e 400 mila stranieri residenti o temporaneamente presenti in Italia. All’epoca, con quei numeri ancora molto limitati, non sarebbe stato difficile mettere le basi per una sana, equilibrata, umana e al tempo stesso severa gestione dell’immigrazione. Ma la Politica è stata per ancora molti anni disattenta, possiamo dire fino al 1990, mentre l’Italia stava inesorabilmente cambiando. Ed è stato un grave errore.
Il nostro paese sta continuando a cambiare e la Politica non deve fare lo stesso errore di allora, limitandosi all’oggi senza guardare lontano. La storia muta, ineluttabilmente, e così le società e le dinamiche sociali a livello nazionale e internazionale, anche se la Lega vorrebbe fermarle. Anch’io talvolta lo vorrei. Ma sappiamo che non è possibile ed è compito della Politica prevedere tali cambiamenti e le loro conseguenze future per poterli governare.
Ha pensato a cosa potrà significare nel 2050 (cioè domani) un’Europa con un deficit di manodopera di 50 milioni di persone e un’Africa che avrà probabilmente 4-500 milioni di persone in più? Ritiene davvero che si possa continuare ad affrontare simili problemi con la sola politica del contenimento e del respingimento?
La Lega ha saputo fiutare il cambiamento: usi ora lo stesso fiuto, senza paure e senza timore di perdere consensi, su un fenomeno che sarà uno dei più grandi problemi dei prossimi decenni.
Conosco da tempo la Somalia, quella di ieri e quella disperata di oggi (anch’essa risultato di una politica che non ha saputo guardare lontano). Vi sono somale e somali, a Torino, Milano, Bologna, Roma ecc. fuggiti dal loro paese nel 1991 all’età di 4, 6, 8 anni e che oggi si sentono italiani, torinesi, milanesi e così via, con un perfetto uso della lingua, spesso con laurea e specializzazione, con attività commerciali ben avviate. Continuare a “respingerli”, rifiutando loro la cittadinanza italiana, sostituendola con permessi di soggiorno temporanei non è né può rimanere un’azione senza conseguenze, ma scatenerà, prima o poi, qualche dura reazione. E’ solo un esempio, tra i tanti che andrebbero definitivamente affrontati.
Una delle sua frasi preferite è: “che stiano a casa loro” o, detto meglio, “aiutiamoli a casa loro”. Posso essere d’accordo con lei. Però facciamolo sul serio, non limitiamoci alla frase ad effetto riducendola ad uno slogan. Sollecitati dal suo “aiutiamoli a casa loro” e dalla sua proposta condivisa con il ministro Tremonti di introdurre a questo scopo la detax, abbiamo voluto capirne di più. Un breve studio, documentato da dati inconfutabili sul nesso povertà-migrazione e quindi sul rapporto migrazioni-cooperazione allo sviluppo (www.link2007.org), ha evidenziato che per attuare seriamente e con efficacia la sua proposta, occorrerebbe almeno quadruplicare, programmare e qualificare maggiormente la cooperazione allo sviluppo. Esattamente il contrario di quanto da anni hanno fatto i Governi italiani.
L’appello che le rivolgo, conscio delle difficoltà ma conscio anche delle sue capacità di fiutare come il mondo evolve, è che la Lega contribuisca a non lasciare insoluto questo problema che, se non correttamente e coraggiosamente governato ricadrà sui nostri figli e i nostri nipoti, forse definitivamente ingovernabile.
Con i più cordiali saluti,
Nino Sergi
Segretario Generale
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