ROMA
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

PARTECIPAZIONE PER LA RICONCILIAZIONE

Si chiama 'partecipazione' la nuova strategia degli attori della cooperazione internazionale per costruire la pace nei Paesi martoriati dai conflitti. E' attraverso il coinvolgimento della popolazione civile, soprattutto delle donne e dei giovani, che si attiva un vero processo di riconciliazione. E’ stato affermato da diversi rappresentanti di Ong e Agenzie Onu nell’ambito del seminario “The partecipation of women and youth in the reconciliation process in Afghanistan, Lebanon and Sudan”, realizzato dall'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (Oim), per illustrare e scambiare le più significative esperienze di processi partecipativi nei progetti di ricostruzione. Tra i relatori, Valentina Stivanello, capo missione in Libano di Intersos e con precedenti responsabilità in Sudan e Macedonia, ha illustrato le metodologie per coinvolgere la popolazione locale in programmi di ricostruzione e di pacificazione, che Intersos ha adottato  in diversi contesti, come Sudan, Libano, Irak e Afghanistan”.

“Innanzitutto coinvolgiamo la popolazione nell’individuazione dei bisogni, attraverso l’organizzazione di gruppi di discussione, distinti per sesso, età e appartenenza etnica, proprio per comprendere la specificità dei bisogni”. “Dopo aver informatizzato e sistematizzato i dati ottenuti da questi 'focus group' - ha continuato la Stivanello - lavoriamo in modo che questi gruppi e le comunità diventino essi stessi attori dell'intervento di emergenza, coinvolgendoli nelle attività”. Tra le esperienze più significative, la Stivanello ha parlato del progetto nel Darfur occidentale nell’ambito del programma Community Based Rehabilitation Projects realizzato da Intersos in collaborazione con l’Unhcr (Alto Commissariato Onu per i rifugiati): “Le donne sfollate, hanno partecipato alla ricostruzione delle scuole destinate ai loro figli: così sono state stimolate ad assumere la responsabilità del proprio ruolo”. Sempre in Darfur, “in alcune aree è stato seguito lo stesso approccio coinvolgendo comunità e etnie diverse: si è riusciti così a ristabilire fili di dialogo e di riconciliazione”.


 
 

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