CIAD
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

UCCISO UN OPERATORE UMANITARIO
1 maggio 2008

Un terribile primo maggio qui da noi, in Ciad. Abbiamo perso un collega, un amico, ucciso dall’insensatezza di una mano armata in un contesto di guerra, di abbandono e di miseria. Per noi di Intersos, impegnati qui nella stessa regione del Ciad dove ha lavorato Pascal Marlinge, è un immenso dolore.
Pascal è rimasto ucciso mentre si stava spostando, in un convoglio di tre veicoli, tra Farchana e Adré, ai confini col Sudan. Alcune persone armate hanno intimato l’alt, fatto scendere le persone - tutti operatori umanitari, ciadiani e internazionali - fuggendo poco dopo a bordo di uno dei tre veicoli. A terra è rimasto il corpo senza vita di Pascal, colpito mortalmente da un proiettile.
Il nostro primo pensiero va alla famiglia, in particolare le figlie e la moglie, e ai colleghi di lavoro di Save The Children UK, di cui Pascal era capo missione in Ciad. Abbiamo lavorato con lui fianco a fianco: una persona entusiasta, infaticabile nel fornire risposte ai bisogni della gente, in particolare i bambini, capace di favorire la collaborazione tra le organizzazioni umanitarie. Il vuoto che lascia è immenso.
Intersos è particolarmente scosso da questa perdita. Pascal ha lavorato infatti a lungo con noi. È stato responsabile della missione Intersos a Kandahar, in Afghanistan nel 2002-2003 e poi capo missione Iraq quando eravamo particolarmente impegnati a Baghdad, Ramadi, Bassora, Nassiriya nel 2003-2004. Ha seguito con professionalità, competenza e senza pause attività di ricostruzione ed interventi sociali nei centri di accoglienza per anziani, nei centri educativi e ricreativi per ragazzi, nei campi profughi, nell’accoglienza e organizzazione del ritorno dei rifugiati alle proprie terre, garantendo protezione e rispondendo alle esigenze fondamentali quali l’accesso all’acqua, la fornitura di alimenti, la protezione, l’aiuto al reinserimento. Ha seguito anche le attività di sminamento e di bonifica di aree pericolose a causa della presenza di ordigni esplosivi, diffusi sia in Afghanistan che in Iraq. Il suo rigore in fatto di sicurezza, nell’adottare e imporre severe misure di accortezza e prudenza, questa volta non l’ha salvato.
Nel 2004 gli avevamo chiesto di venire nella sede di Intersos a Roma. Ha preferito rimanere in prima fila, a fianco delle popolazioni in pericolo, pronto a dare la propria vita per rimanere fedele alla propria missione.
In segno di lutto e di protesta per l’ennesimo episodio di violenza Intersos ha aderito alla proposta del Coordinatore umanitario, Rappresentante del Segretario Generale delle Nazione Unite, di sospendere per due giorni le attività in tutto l’est de Ciad, ad eccezione dei servizi indispensabili atti a garantire la vita nei campi dei rifugiati.

Abéché, 2 Maggio 2008
Federica Biondi, Capo Missione Intersos in Ciad

 


 
 

© 2008 Intersos

intersos aderisce all'istituto italiano delle donazioni