Società civile somala a Roma, una conferenza per ripartire
Successo della prima conferenza della società civile somala,
che si è chiusa oggi con la presentazione della “Dichiarazione di Roma”
Roma, 8 febbraio 2008
Con la presentazione della “Dichiarazione di Roma” si è chiusa questo pomeriggio la prima conferenza della società civile somala. Per quattro giorni quaranta delegati provenienti da diverse regioni somale e dalla diaspora, in rappresentanza dell’associazionismo, del mondo accademico e imprenditoriale somalo, si sono incontrati per condividere le loro preoccupazioni e confrontare le loro idee sul futuro del paese e sul ruolo che la società civile somala può e deve avere nella pacificazione e nella ricostruzione della Somalia.
Il documento finale della conferenza sottolinea come i quattro giorni di lavoro siano serviti a “identificare limiti e opportunità per una pace e un dialogo duraturi e l’importante ruolo che la società civile somala può avere”. La “Dichiarazione di Roma” prosegue elencando le richieste e le prese di posizione della conferenza per quel che riguarda sei diversi temi: la crisi umanitaria, il dialogo e la riconciliazione, i diritti umani, il ruolo della società civile, il suo rafforzamento e il rapporto che deve avere con la comunità internazione per essere sostenuta nella promozione del dialogo.
Nel presentare il documento finale della conferenza, Khadija O. Ali, membro del comitato organizzativo, ha sottolineato come nei lavori di questi giorni i delegati abbiano “deciso di mettere da parte le nostre differenze e di mettere insieme invece le idee, le posizioni e le cose che abbiamo in comune”. Abdullahi Shirwa, coordinatore del forum della società civile a Mogadiscio, si è invece augurato che i contenuti della dichiarazione finale vengano realizzati. Per questo, come ha sottolineato Nino Sergi, segretario generale di Intersos, nel suo saluto conclusivo, i delegati hanno deciso di prevedere un comitato di follow-up che garantisca la continuità “per evitare che la conferenza di questi giorni sia un evento e null’altro, senza nessun seguito”.
Alla giornata di oggi hanno preso parte, in rappresentanza delle istituzioni italiane ed europee, la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli, Armando Sanguini, direttore generale per l’Africa sub sahariana del Ministero degli Affari Esteri, Stefano Manservisi, direttore generale per la cooperazione della Commissione Europea, e Mario Raffaelli, inviato speciale per la Somalia del governo italiano. Unanime l’accordo riguardo l’importanza di una conferenza che si è posta come obiettivo, riuscito, quello di trovare una sintesi tra posizioni anche molto distanti, nell’intento di ribadire il ruolo fondamentale della società civile somala nella pacificazione del paese.
Per informazioni:
Irene Panozzo
347-1622578
press@somaliaforum.org
Terzo giorno di lavoro per
la prima conferenza della società civile somala.
Occasione di dialogo tra esponenti di spicco di associazioni,
università e business della Somalia
Terzo giorno di lavoro, oggi, per i quaranta delegati che hanno preso parte alla prima conferenza della società civile somala, in corso a Roma dal 5 all’8 febbraio. Gli esponenti dell’associazionismo, del mondo accademico e di quello imprenditoriale della Somalia e della diaspora si sono confrontati oggi con la società civile italiana ed europea, in un dibattito che ha affrontato temi diversi, dall'istruzione alla situazione umanitaria della Somalia, dall'emergenza e la ricostruzione alla questione dell'insicurezza.
I lavori di oggi sono serviti a ribadire che una società civile somala esiste ed è quella che “fino a oggi ha permesso che la vita andasse avanti in Somalia. Ora ha bisogno del sostegno della comunità internazionale per essere riconosciuta e poter partecipare con maggior protagonismo alla ricostruzione del paese”. A sostenerlo, salutando l’inizio dei lavori, è stato Nino Sergi, il segretario generale di Intersos, che per conto dell’Associazione ONG Italiane ha fornito il supporto per l’organizzazione della conferenza.
Molte le voci somale che si sono susseguite nelle sessioni di lavoro, che hanno visto una grande partecipazione anche della comunità somala residente in Italia. Alle dichiarazioni di Hawa Aden, direttrice di un’associazione del Puntland che promuove i diritti delle donne, secondo cui la conferenza di questi giorni serve a riconoscere che la società civile somala “esiste, lavora e ottiene risultati”, ha fatto eco Maryam Yusuf Sheikh, responsabile di un network di organizzazioni di donne che opera a Mogadiscio, che ha sottolineato come ormai molte organizzazioni non governative somale siano totalmente serie e affidabili nel condurre il loro lavoro. “Non abbiamo dato delusioni”, ha rivendicato Maryam Yusuf, “a chi ha avuto il coraggio di raccogliere soldi per la Somalia”.
Una tesi fatta propria anche da Abdi Ali Raghe, giovane direttore di una Ong di Kisimayo che si occupa di sanità, che ha spiegato come le organizzazioni somale siano ormai “mature per un rapporto di partnership reale con le organizzazioni internazionali, tanto più che conoscono le problematiche del territorio e sono legittimate dalle comunità in cui operano”.
È stata anche sottolineata l’urgenza di avere delle istituzioni politiche forti e rappresentative che possano ricreare la struttura di uno Stato in cui la società civile è chiamata sempre più a operare.
La conferenza si chiuderà domani con l’incontro dei delegati somali con le istituzioni italiane ed europee presso il Parlamentino del CNEL (via Lubin 2).
Roma, 7 febbraio 2007
Secondo giorno di lavoro per
la prima conferenza della società civile somala.
Occasione di dialogo tra esponenti di spicco di associazioni,
università e business della Somalia
Secondo giorno di lavoro, oggi, per i quaranta delegati che hanno preso parte alla prima conferenza della società civile somala, in corso a Roma dal 5 all’8 febbraio. Gli esponenti dell’associazionismo, del mondo accademico e di quello imprenditoriale della Somalia e della diaspora hanno ribadito oggi il loro apprezzamento per questa rara occasione di incontro e di condivisione di idee e informazioni, in un dialogo che unisce personalità diverse per esperienza, provenienza geografica e clanica e per orientamento politico.
I lavori di oggi sono partiti dal confronto tra diverse esperienze e analisi su temi quali la situazione umanitaria, la questione dei diritti umani, le diverse strategie di peace-building per la gestione e la risoluzione del conflitto somalo. Ma si è parlato anche del rilevante ruolo della comunità imprenditoriale nella pacificazione e ricostruzione della società somala, delle sfide che le organizzazioni di donne, importante componente dell’associazionismo somalo, si trovano ad affrontare e dell’impatto sullo sviluppo e sulle dinamiche sociali dei mutamenti demografici in corso nel paese e nelle singole regioni.
La conferenza si è detta molto preoccupata per la crescente crisi umanitaria che sta colpendo la Somalia e ha espresso particolare apprensione per la situazione di insicurezza che il paese vive e che colpisce sia la popolazione che gli operatori umanitari. I delegati hanno anche sottolineato la necessità di dar vita a un dialogo inclusivo e aperto al confronto, strumento indispensabile per trovare una soluzione al conflitto e raggiungere la pace.
La conferenza continuerà domani, 7 febbraio, alla sala conferenze dell’Unicef (via Palestro 68) per il confronto tra la società civile somala e quelle italiana ed europea. I lavori si concluderanno venerdì 8 febbraio, quando alla sala Parlamentino del CNEL (via Lubin 2) i quaranta delegati somali incontreranno i rappresentanti delle istituzioni italiane e internazionali.
Roma, 6 febbraio 2008
Società civile somala a Roma, una conferenza per ripartire
È iniziata questa mattina a Roma
la prima conferenza della società civile somala.
Occasione di dialogo tra esponenti di spicco di associazioni,
università e business della Somalia
Si è aperta questa mattina a Roma la prima conferenza della società civile somala, un incontro voluto e organizzato da personalità dell’associazionismo, del mondo accademico e dell’imprenditoria della Somalia e della diaspora. Per quattro giorni quaranta delegati somali, diversi per esperienza, posizione politica e appartenenza clanica, si incontreranno e si parleranno, per creare le basi per un nuovo dialogo interno alla società civile somala, in vista di un suo ruolo di rilievo nella pacificazione e nella ricostruzione del paese.
Organizzata da esponenti di spicco di associazioni, università e business provenienti da varie regioni somale e della diaspora, con il supporto di Intersos, che opera a nome dell’Associazione ONG Italiane, la conferenza si presenta come una tappa importante per il paese del Corno d’Africa. Da 17 anni in guerra e senza istituzioni statuali vere e proprie, la Somalia viene solitamente presentata come uno Stato fallito e nutre le cronache con morti, feriti, distruzioni e profughi da molto tempo. Ma nonostante il perdurare della crisi politica, la vita civile del paese è andata avanti. Pur tra mille difficoltà, in questi anni sono nate scuole, centri di formazione e università, gli ospedali hanno continuato a operare e l’economia, formale e informale, è rimasta viva.
La conferenza di Roma segna il punto di arrivo di un processo di dialogo e confronto sviluppatosi negli anni tra attori somali e le Ong italiane che operano nel paese. Ma è anche il punto di partenza da cui iniziare una nuova azione all’interno del paese. Durante i lavori di martedì 5 febbraio, “a porte chiuse” come quelli del giorno successivo, i delegati hanno affrontato il nocciolo della questione che la conferenza pone: il possibile ruolo della società civile nel dialogo e nella promozione della pace in Somalia. Divisi in gruppi di lavoro, intellettuali, operatori sociali e imprenditori della Somalia e della diaspora hanno anche iniziato il dibattito sulla “Dichiarazione di Roma della società civile somala”, una nuova piattaforma unitaria da cui partire per incidere sul futuro della Somalia interloquendo attivamente con le istituzioni e le diverse forze somale.
Roma, 5 febbraio 2008
Società civile somala a Roma, una conferenza per ripartire
Dal 5 all’8 febbraio si riuniranno a Roma esponenti di spicco
di associazioni, università e business della Somalia.
Per la prima conferenza della società civile somala
La necessità indilazionabile di dialogare per costruire la pace. È questo che muove i quaranta delegati, provenienti dalla Somalia e dalla diaspora, che parteciperanno alla prima conferenza della società civile somala che si terrà a Roma dal 5 all’8 febbraio. Personalità dell’associazionismo, del mondo accademico e dell’imprenditoria, diversi per esperienza, posizione politica, appartenenza clanica. Ma tutti ugualmente disposti a incontrarsi e parlarsi per creare le basi per un nuovo dialogo interno alla società civile somala, in vista di un suo ruolo di rilievo nella pacificazione e nella ricostruzione della Somalia.
Organizzata da esponenti di spicco di associazioni, università e business provenienti da varie regioni somale e della diaspora, con il supporto di Intersos, che opera a nome dell’Associazione ONG Italiane, la conferenza si presenta come una tappa importante per il paese del Corno d’Africa. Da 17 anni in guerra e senza istituzioni statuali vere e proprie, la Somalia viene solitamente presentata come uno Stato fallito e nutre le cronache con morti, feriti, distruzioni e profughi da molto tempo. Ma nonostante il perdurare della crisi politica, la vita civile del paese è andata avanti. Pur tra mille difficoltà, in questi anni sono nate scuole, centri di formazione e università, gli ospedali hanno continuato a operare e l’economia, formale e informale, è rimasta viva.
La conferenza di Roma segna il punto di arrivo di un processo di dialogo e confronto sviluppatosi negli anni tra attori somali e le Ong italiane che operano nel paese. Ma è anche il punto di partenza da cui iniziare una nuova azione all’interno del paese. Nei quattro giorni di colloqui, due dei quali “a porte chiuse”, intellettuali, operatori sociali e imprenditori della Somalia e della diaspora si incontreranno quindi per superare nel dialogo le diversità che in questi 17 anni hanno significato solo scontro e guerra. E per gettare le fondamenta di una nuova piattaforma unitaria da cui partire per incidere sul futuro della Somalia interloquendo attivamente con le istituzioni e le diverse forze somale.
Roma, 1 febbraio 2008
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