TRATTARE
CON I TALEBAN?
Nino Sergi 21.01.07
Daniele Mastrogiacomo è fortunatamente a casa. Avendo, noi
di Intersos, subito sequestri in Cecenia e in Iraq, abbiamo seguito
con ansia questi quattordici giorni.
Rimane ora con forza l’interrogativo: si può trattare
con i taliban? La questione non è semplice e, al di là
delle polemiche strumentali, lo dimostrano le differenti e contrapposte
reazioni espresse da analisti intelligenti e degni di stima. Si
tratta comunque di una questione da approfondire legandola sia al
contesto afgano che al nuovo e incerto contesto internazionale e
distinguendo in modo chiaro tra trattativa e partecipazione ad una
conferenza internazionale come quella proposta dall’Italia:
il dibattito le sovrappone spesso, mentre esiste una radicale differenza
che non va confusa.
La questione afgana è a un punto critico. La soluzione militare
appare ormai impossibile; la ricostruzione e il ben-essere della
popolazione rimangono un auspicio che stenta a concretizzarsi; il
consenso e le attese degli afgani sono stati traditi; la coltivazione
dell’oppio e i proventi del narcotraffico sono al massimo
livello e contribuiscono al rafforzamento dell’illegalità
e della guerra.
Il contesto internazionale non è meno preoccupante. La legittimazione
dell’operazione di peace keeping e di sostegno alle istituzioni
afgane si è trasformata in progressiva legittimazione di
“fatti compiuti” e, in definitiva, della guerra; le
visioni dei paesi occidentali si stanno divaricando; il pensiero
di una possibile sconfitta mette in crisi le scelte e le ambizioni
della Nato; cresce al contempo il contrasto tra le visioni delle
politiche governative e quelle delle società civili nei paesi
occidentali. D’altro canto, il sistema delle relazioni internazionali
ed in particolare quello multilaterale, con le sue regole e le sue
liturgie identiche e immutabili da oltre cinquant’anni, sente
anch’esso l’esigenza di individuare nuove strade per
riuscire a governare la complessità globale. Diventa impellente
escogitare nuovi e diversificati percorsi e nuove forme di gestione
dei conflitti, senza avere paura di uscire da schemi spesso inefficaci.
Che occorra ormai trattare con i taliban può forse non piacere,
data la loro ferocia, ma è ormai un’esigenza imposta
dalla realtà della situazione afgana. Lo si sta già
facendo a livello di territorio, ma non basta. Ed è certo
meglio trattare ora che farlo dopo essere stati sconfitti. La sconfitta
non è certa, si dirà; ma non è certo nemmeno
il contrario. Il punto centrale è “come trattare”:
e su questo punto non possono essere fatti errori.
Le vie sono molteplici. Tra la trattativa territoriale e la conferenza
di pace di cui, anticipando troppo i tempi, qualcuno parla, vi è
un’ampia gamma di modalità. La conferenza internazionale
proposta dall’Italia ha un cammino proprio e indipendente
più finalizzato a definire una linea internazionale condivisa
tra tutti i paesi, compresi quelli dell’area, Pakistan e Iran
in particolare ma anche India e Russia. La conferenza di pace dovrebbe
invece rappresentare l’ultima fase e il coinvolgimento in
essa dei taliban potrebbe avvenire solo se fosse il governo afgano,
quale legittima istituzione, ad invitarli; altrimenti ne risulterebbe
delegittimato. Ma anche un simile coinvolgimento sarà il
risultato di trattative avviate, tramite paesi intermediari o direttamente,
con pazienza, con interlocutori credibili e con obiettivi graduali.
Quindi trattativa, trattativa, trattativa. E’ inevitabile.
In fondo, è il risveglio della politica, la rinnovata presa
di coscienza del primato di quell’azione di ascolto, di comprensione
e di mediazione che è stata purtroppo sottovalutata, in Afghanistan
come in altri contesti di crisi, per dare spazio solo all’azione
“taumaturgica” quanto non risolutiva delle armi.
In questo contesto, le Ong si stanno preparando a rafforzare la
loro presenza in Afghanistan. Quello dell’aiuto, della risposta
ai bisogni della gente e della ricostruzione è l’approccio
più convincente: esso stabilisce legami, fiducia, credibilità.
Proprio ciò che è mancato nella strategia internazionale.
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