AFGHANISTAN
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

LE ONG ITALIANE IN AFGHANISTAN SCRIVONO A D’ALEMA: “ANDARE OLTRE LA REGIONE DI HERAT”

19 giugno 2007


AISPO, ALISEI, CESVI, GVC e INTERSOS hanno inviato una lettera al Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema, auspicando che la cooperazione italiana non governativa possa operare, oltre che nell’area di Kabul e nelle provincia di Baghlan e Parwan, nell’area occidentale da Herat fino alle province di Faryab e Mazar-i-Sharif:

“Caro Ministro D’Alema,

cinque Ong italiane, AISPO, ALISEI, CESVI, GVC e INTERSOS, che hanno operato in varie province dell’Afghanistan fin dal 2001, intendono ora rafforzare la propria presenza nel Paese, al fine di contribuire al rafforzamento della cooperazione civile e al soddisfacimento di bisogni prioritari della popolazione. Consideriamo infatti che la ricostruzione fisica e sociale e la risposta ai bisogni primari debbano essere considerate una priorità assoluta. Le attese della popolazione continuano ad essere molte, ma non hanno trovato, finora, le dovute risposte.

Manifestiamo la nostra soddisfazione per la separazione della Cooperazione allo sviluppo dalla componente militare della missione italiana e per l’aumento delle risorse ad essa destinate. La chiarezza sulla differenziazione dei ruoli tra Cooperazione e presenza militare e la riconoscibile distinzione, oltre ad essere necessarie, possono favorire forme di collaborazione, se ritenute necessarie per il bene delle popolazioni, diversamente dalla confusione tra le due componenti che ha impedito finora la nostra presenza a Herat. Le Ong sono quindi pronte, ora, a lavorare anche in quell’area. Come più volte affermato, intendiamo operare con nostre sedi indipendenti, coordinate e con nostro personale.

Con la presente, Le presentiamo la convinta richiesta che il programma italiano di cooperazione realizzato tramite le Ong non si limiti alla regione di Herat. A nostro avviso, esso non può infatti essere disgiunto dai programmi già realizzati dalle Ong italiane in altre province e a Kabul o essere ad essi alternativo. Si è trattato di una presenza che è riuscita, negli anni, a costruire rapporti di fiducia e legami con le comunità e le autorità locali, a rispondere a reali bisogni, a rafforzare stabilità e sicurezza. Si tratta di un plusvalore italiano che non deve essere sottovalutato ma deve anzi essere continuato, rafforzato e valorizzato, in una visione di insieme e non limitata alla sola provincia di Herat. Siamo certi che gli stessi afgani l'apprezzerebbero.

La "priorità italiana Ong" potrebbe quindi comprendere, oltre l’area di Kabul e le provincia di Baghlan e Parwan, l’area occidentale che, partendo da Herat, copra alcune province più a nord quali Faryab e Mazar-i-Sharif. Non si tratta di tutte le aree dove le Ong italiane hanno operato, dato che in quelle meridionali e orientali non esiste più alcuna possibilità di movimento, ma sicuramente di aree dove si sono costruiti o si stanno costruendo rapporti di fiducia e credibilità.

La collaborazione delle Ong con il personale dell’Unità della Cooperazione italiana a Herat potrà realizzarsi, a beneficio reciproco, a condizione che le Ong possano operare, secondo i propri principi e con la propria piena indipendenza e autonomia operativa, senza alcuna tutela armata, pur adottando tutte le precauzioni e misure del caso, come in ogni altro contesto di crisi.

Abbiamo già presentato queste nostre posizioni alla Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo ma, data la particolarità della situazione afgana, abbiamo considerato utile condividerle con Lei e con le principali Autorità del Ministero coinvolte. Auspichiamo che nel futuro, per definire le modalità della presenza della cooperazione non governativa in situazioni complesse come quella afgana, si possa programmare un momento comune di confronto e di valutazione”.



 

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