| Libano:
le mine e le bombe cluster dopo la guerra
Beirut, 30 Agosto 2006
“La guerra non è morta, è sepolta”,
diceva uno spot televisivo di INTERSOS, qualche anno fa, riferendosi
alle mine presenti in Angola, in Afghanistan, nei Balcani. Ora,
qui in Libano, stiamo purtroppo constatando che non è più
solo sepolta: è nascosta tra le macerie delle case distrutte,
abbandonata nei campi, appesa fra i rami degli alberi. Le bombe
cluster cadendo a grappoli rimangono impigliate ovunque se non esplodono
al primo contatto.
Le bombe cluster sono contenitori lanciati
dagli aerei, che si aprono in aria liberando centinaia di piccoli
cilindri fortemente esplosi che scendono lentamente grazie ad un
piccolo paracadute, riuscendo cosi a sparpagliarsi su una vasta
area di territorio. Quel piccolo paracadute è spesso oggetto
d ella
curiosità dei bambini che, muovendo la bomba, la fanno esplodere
e vengono uccisi; spesso sono difficili da identificare tra le macerie
e la vegetazione; essendo piccole vengono spesso ritenute inoffensive.
Secondo i dati ufficiali, dal cessate il fuoco del 14 agosto sono
già morte 11 persone e oltre 40 sono rimaste ferite. Molti
sono bambini.
Gli ordigni inesplosi sono ovunque e rendono difficile
la distribuzione degli aiuti ma soprattutto la vita quotidiana della
popolazione civile che è tornata ai villaggi e che sta cercando
di ritrovare la normalità.
Non è possibile quindi tardare ad intervenire: i
bambini continuano a giocare, le bombe li aspettano.
Le proiezioni del cartone animato
di INTERSOS che insegna ai bambini ed ai giovani libanesi
i rischi degli ordigni inesplosi presenti sul terreno, sono la prima
risposta che abbiamo voluto dare a questa emergenza. Giorno dopo
giorno un numero crescente di bambini capiscono che quei piccoli
oggetti non sono un gioco e che occorre adottare misure di attenzione,
prudenza e coinvolgimento dei grandi, dato anche che ci vorrà
tempo per rimuoverle tutte.

INTERSOS grazie alla sua esperienza nel settore dello sminamento
e dell’educazione al rischio mine ha sviluppato immagini
semplificate, storie e giochi che permettono di trasmettere
dei messaggi chiari ai più giovani, proteggendoli dai pericoli
che la guerra lascia sul campo. Le aree e gli obiettivi dell’intervento
sono estesi: contiamo di raggiungere 60.000 giovani
nelle prossime settimane tra Nabatiyeh e Tiro,
zone tra le più colpite e, indirettamente, anche i loro genitori.
Marco Rotelli
INTERSOS
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