| Capodanno
in Libano
Tiro, 31 dicembre 2006
Un capodanno decisamente particolare che passero’ in compagnia
di alcuni educatori dello staff locale ad una festa che e’
anche uno dei tanti modi per riaffermare quella quotidianita’
“normale” cosi’ spesso minacciata quest’anno.
Il 2006 in Libano sara’ ricordato come un anno di profondi
quanto inaspettati cambiamenti. Una guerra devastante, la presenza
di
forze internazionali provenienti da tutto il mondo, l’esercito
libanese che rientra nel sud del paese dopo piu’ di dieci
anni, l’assassinio di un ministro e il susseguirsi di imponenti
manifestazioni di protesta l’ultima delle quali ancora in
corso. L’anno che era cominciato all’insegna di grandi
speranze termina con 1.200 vittime di guerra, ordigni inesplosi
in gran parte del sud del paese e il timore per la minaccia di una
nuova guerra civile.
E’ questo il contesto in cui anche il nostro intervento in
partnership con UNICEF a favore dei bambini e dei giovani delle
zone piu’ colpite del sud del paese puo’ fare un primo
bilancio e rinnovare gli sforzi per l’anno a venire. I due
Child Friendly Spaces aperti a Tiro e Nabatyie hanno ospitato in
tre mesi piu’ di 7.000 bambini mentre 30.000 sono stati quelli
raggiunti direttamente dai team mobili in 84 municipalita’
e 110 scuole. Le attivita’ di educazione al rischio costituito
dalle mine e di promozione di misure igieniche hanno ridotto sensibilmente
l’esposizione di questa fascia della popolazione ma molto
resta ancora da fare. Il 2007 vedra’ uno sforzo specifico
verso gli adolescenti, per fornire loro un supporto psicosociale
ed incoraggiarne le capacita’ di espressione in modi indipendenti
da strumentalizzazioni politiche o confessionali. Tre nuovi centri
saranno aperti il 10 gennaio nei villaggi di Maarake, Nabatyie e
Bint Jbail (quest’ultimo, a 4 kilometri dal confine con Israele,
e’ uno dei piu’ danneggiati dal recente conflitto).
Lavorare a contatto con i giovani permette di vedere le cose da
una prospettiva particolare e per certi versi privilegiata. E’
come dare uno sguardo, attraverso i loro occhi, sui futuri possibili.
La settimana scorsa ero con gli educatori davanti a una scuola e
abbiamo visto degli aerei che volavano in cerchio disegnando in
cielo delle spirali, come si vede nella foto. Quando gli ho chiesto
se avevano idea di cosa stesse succedendo mi hanno detto: “sono
gli israeliani che ci salutano!”
Eravamo tutti coi nasi per aria... "Speriamo non ci salutino
troppo calorosamente!" ho detto io... Si e' riso un po' ma
non c'era tanto da ridere. Questi sorvoli sono delle piccole provocazioni,
degli avvertimenti, un modo per dire: siamo sempre qui... Mohammed
mi dice: "Non potrebbero volare cosi'... lo fanno per dimostrarci
che possono fregarsene delle regole e che non accetteranno troppe
limitazioni". E' la prima volta che vedo questi voli, sembra
in ogni caso che succedano abbastanza spesso. Nessuno era particolarmente
stupito, erano anche un po' contenti che io assistessi questa cosa.
Abbiamo preso il materiale dal furgone e siamo entrati a scuola
mentre io pensavo a come deve essere nascere e crescere in questa
zona e con questi "rapporti di vicinato".
Non credo di saper rispondere a questa domanda per cui la lascio
sospesa, a fondersi con le altre impressioni ed immagini di questo
paese e di questi ragazzi che guardano al prossimo anno pieni di
progetti e di speranze.
Fra poco mi passeranno a prendere per cui non mi resta che augurare
a tutti un 2007 di pace e di sogni realizzati.
Massimo Dall’Olio, Intersos
|