NELLE SCUOLE DI BEIRUT
CON LE FAMIGLIE SFOLLATE
Beirut 03 Agosto 2006
Le scuole non sono chiuse a Beirut.
Non si tratta delle resse dei giovani per gli esami: sono le
masse affollate di famiglie in cerca di un riparo, di un tetto.
Oltre centomila gli sfollati,
che vivono in precarie condizioni igieniche
nelle scuole della capitale, provenienti dai quartieri
della Beirut bombardata, del sud del Libano martoriato dagli
incessanti bombardamenti “giustificati” dalla legittima
difesa israeliana.
Un banco di scuola serve da letto per Mansur, che però
non trova la quiete nel sonno.
I bambini corrono agitati nei cortili: Alì, un giovane
volontario di un' associazione libanese, racconta della paura,
della violenza, degli incubi che li accompagnano giorno e notte
a causa di ciò che hanno vissuto – e questa volta
si deve proprio dire - sulla loro pelle.
Anche i militari libanesi, di guardia di fronte ad ogni scuola
che ospita i senza tetto, non facilitano certo la distrazione
di quei giovani che nel gioco cercano un attimo di pace, di
mettere nel dimenticatoio per pochi minuti quella guerra che
da alcune settimane ha fatto sprofondare nuovamente il Libano
in quegli anni bui che tutti cercavano di dimenticare.
E sono decine, centinaia i giovani studenti, lavoratori libanesi
che ogni giorno si dedicano volontariamente alla distribuzione
di cibo, di coperte, di acqua potabile, dell’organizzazione
delle attività per i piccoli e gli anziani soli. Associazioni,
circoli culturali, partiti politici o congregazioni d’ogni
religione si prodigano a favore dei tanti, troppi, che oggi
non hanno più nulla.
Ma le esigenze diventano troppe, manca ormai la benzina e l’acqua
potabile inizia a scarseggiare.
Sono ormai oltre ottocentomila le persone che sono fuggite dai
loro villaggi, dalle case bombardate. Oltre mezzo milione vive
nelle montagne attorno a Beirut, laddove è difficile
portare i soccorsi a causa dei bombardamenti ancora in corso
e delle strade impercorribili.
INTERSOS che è presente da due giorni nel territorio
libanese ha definito un piano di azione con l’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati: è indispensabile
raggiungere quelle comunità isolate e senza soccorso
prima che la tragedia si trasformi in catastrofe umanitaria.
Quattro gli operatori del team di emergenza INTERSOS che in
stretto contatto con le associazioni e le organizzazioni locali
stanno avviando le operazioni di soccorso in coordinamento con
le Nazioni Unite.
Acqua potabile, medicinali, cibo, fornelli ed utensili da cucina,
materassi e coperte: di questo oggi hanno bisogno le famiglie
sfollate, ma anche di interventi rivolti ai bambini per
affrontare il loro vissuto traumatico, ed una attenzione particolare
agli anziani rimasti -in tanti casi- soli.
Domani la missione del team nelle montagne per raggiungere quelle
famiglie isolate, quelle comunità ancora alla ricerca
di un soccorso.
Oggi, di scuola in scuola, a Beirut per comprendere l’entità
dell’emergenza.
“Hanno bombardato Beirut anche oggi” ci dice Zaheer,
un collega libanese. Non ce ne siamo neanche resi conto: non
so se perché impegnati nei centri degli sfollati o se
perché questa guerra oramai fa parte della vita quotidiana
che si vive, ogni giorno, a Beirut.
Di notte è invece un'altra cosa. I bombardamenti si sentono
e sono impressionanti, terrorizzanti. Per noi è stata
la prima volta. Per la gente di Beirut sono ormai quattro settimane.
Lucio Melandri
INTERSOS