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SCUOLA CON LE BOMBE IN CORTILE
Nabatiye, Libano
19 Agosto 2006
Da una settimana in Libano vige il cessate il fuoco.
Seppur con qualche eccezione, pare sia rispettato, permettendo così
a quasi un milione di sfollati di rientrare nei villaggi e nelle
città che erano state abbandonate.
Sono rientrati in fretta. Così come erano
fuggite dalle bombe, le famiglie non hanno esitato un istante e,
raggruppando le poche cose che erano riuscite a portarsi dietro,
hanno immediatamente imboccato le vie verso il sud. Tutti si sono
presto accorti che le strade hanno subito gravi danni, i ponti non
sono che enormi lastre di calcestruzzo schiantate al suolo, lungo
tutto il percorso un incessante alternarsi di macerie e di crateri.
Gli
ingorghi e gli imbottigliamenti hanno comunque solo rallentato la
loro corsa, non l’hanno arrestata.
Il governo libanese è intervenuto immediatamente,
inviando macchine e mezzi per cominciare l’enorme opera di
rimozione delle macerie, migliorando così di ora in ora l’accesso
alle province del sud. E’ stato un segnale importante, di
immediata ripresa, corrispondente al desiderio di un ritorno rapido
alla normalità.
I libanesi non si sono fatti scoraggiare da quanto
hanno trovato al loro rientro. Villaggi quasi scomparsi, trasformati
in cumuli di cemento e di ferro contorto. Hanno accompagnato le
salme dei morti nei cimiteri, hanno celebrato i funerali ed hanno
cominciato ad organizzare la vita dopo la guerra. Lo stanno facendo
contando innanzitutto sulle proprie forze, dimostrando coraggio
e determinazione, senza sedersi ed abbandonarsi alla disperazione.
Mentre dal sud molte persone scappavano al nord, altre si organizzavano
per portare soccorso ed aiuto concreto. Anche ora, durante il ritorno,
sono molti coloro che cercano di fornire aiuto e sostegno. Non solo
le grandi organizzazioni internazionali ma anche e soprattutto piccole
organizzazioni locali, gruppi di ragazzi e di adulti che non hanno
mai smesso di portare aiuto, da quel 12 luglio quando i volantini
annunciavano le bombe che inesorabilmente seguivano spargendo terrore
e morte.
Non poche di quelle bombe sono rimaste inesplose
e giacciono ovunque, nei giardini, nei parcheggi, lungo le strade,
nei cortili delle scuole che fra qualche settimana dovrebbero riaprire.
E proprio i bambini e i ragazzi cominciano in questi giorni ad essere
le prime vittime di questi ordigni che per curiosità o per
gioco vengono toccati e sbatacchiati.
Nell’opera di rimozione delle macerie la gente,
ed in particolare gli operai, si chiedono se esse non nascondano
ordigni rimasti inesplosi ma pur sempre in grado di demolire un
viadotto autostradale o un intero palazzo. Il pericolo c’è
ed è reale: tutti lo sanno, ma il paese non si può
fermare, non in questo momento.
Noi di INTERSOS siamo a Beirut, a Nabatiye e a Tiro.
Assistenza agli sfollati, anche in questa fase di rientro, con distribuzioni
di beni di prima necessità. Oggi è arrivata dall’Italia
la nave S. Marco carica di aiuti. Alcuni di essi saranno distribuiti,
secondo le necessità, dalle Ong italiane nelle aree in cui
operano. Materassi, coperte, taniche per l’acqua, batterie
da cucina, prodotti per l’igiene, alimenti, medicinali…
Per le famiglie che hanno perso tutto si tratta di cose molto attese.
Con i nostri partners libanesi stiamo ora puntando
a nuovi interventi che diano risposte concrete a questa fase di
“ritorno alla normalità”, partecipando a quell’incredibile
tensione a ricominciare che il paese mostra con impazienza. Diamo
priorità a chi è rimasto più colpito e indebolito
in aree dove quasi tutti hanno perso la casa e i propri beni o hanno
comunque subito danneggiamenti dai continui bombardamenti: i bambini
e i ragazzi. Traumatizzati dalle bombe, dal loro boato assordante,
dalle distruzioni e morti, alcuni hanno perso padri, madri, fratelli,
amici; hanno vissuto la fuga, lo sfollamento e la vita in aule scolastiche
con decine di altri bambini nelle stesse condizioni, troppo spesso
seguiti dallo stesso boato omicida, anche nelle città, anche
a Beirut.
Stiamo organizzando dei centri per accogliere e seguire
questi bambini nelle due maggiori città del sud, Tiro
e Nabatiye. Lo stiamo facendo insieme alle Ong
libanesi che si sono subito attivate per i soccorsi. Sono in particolare
le Ong di Aid Lebanon (www.aidlebanon.org),
coordinate per affrontare le attuali emergenze.
Nei centri si organizzano attività ludiche,
educative, ricreative, psico-sociali. Una componente importante
della nostra azione è quella di formare i bambini e i ragazzi
più grandi al rischio rappresentato dagli ordigni esplosivi
ed in particolare dalla munizioni cluster che scoppiano
al minimo tocco, come le mine, uccidendo senza scampo; di formarli
all’adozione di misure di igiene basilari, specie se costretti
a vivere in ambienti di fortuna ricavati tra le macerie di edifici
danneggiati o in centri di accoglienza sovraffollati.
Abbiamo considerato necessario ridare ai bambini
un luogo sicuro dove giocare e ai giovani un luogo per riappropriarsi
della possibilità di esprimersi attraverso la musica, il
teatro, lo sport.
Le bombe sembravano capaci di immobilizzare tutto.
I libanesi dimostrano invece una straordinaria volontà e
capacità di ricominciare.
Marco Rotelli, Intersos
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