KENYA,
INTERSOS NEGLI SLUM PER FERMARE GLI EFFETTI DELLA CRISI ALIMENTARE
di Anna Minuto
Il processo di urbanizzazione dell’Africa è uno dei
più rapidi del mondo e si stima che nel 2030, più
della metà della popolazione sub-sahariana vivrà in
aree urbane. La rapida crescita dei centri urbani sta avvenendo
da anni in un contesto economicamente svantaggiato e con una totale
assenza di pianificazione urbanistica creando un aumento, in numero
e dimensione, di insediamenti “informali” o baraccopoli.
Uno studio delle Nazioni Unite, (UNHABITAT) ha evidenziato come
già ora più del 70% delle persone che insediate nelle
città vivano in una baraccopoli, e in particolare in Kenya
e’ di circa il 71% .
Le baraccopoli sorte in aree marginali della città sono completamente
escluse dai servizi di base, sanitari, educativi, privi di fognature,
dell’ elettricità e dalla raccolta dei rifiuti. L’alto
tasso di disoccupazione e l’alta densità di abitanti
creano una spirale di insicurezza e frammentazione del tessuto sociale.
L’aspetto sanitario è particolarmente drammatico, si
stima infatti che l’aspettativa di vita di un kenyota sia
di circa 52.1 anni, ma negli slum si arriva solo a 41.6 anni, mentre
un bambino corre il rischio di morire, prima del compimento dei
5 anni, quattro volte in più di un suo coetaneo che vive
in altre zone del Paese. Inoltre, va sottolineato che le cause di
morte per i bambini sotto i 5 anni, sono di circa il 10% per malnutrizione
e il 40% per AIDS/Tubercolosi1.
Questa situazione si e’ andata aggravando nell’ultimo
anno dallo scoppio dei tumulti post elettorali fino ad oggi con
l’inizio della crisi economica che ha portato un significativo
aumento dei prezzi, soprattutto della farina di mais, alimento principale
della dieta povera del Kenya, da 48 Scellini Kenioti, per 2 kg (circa
0.48 centesimi di Euro), a circa 120 Scellini Kenioti (circa 1.20
Euro) .
Il Ministero dell’Agricoltura ha reso noto che a causa dei
tumulti di gennaio e febbraio e della prolungata siccità
e delle alluvioni che hanno colpito diversi distretti del Kenya,
la riserva strategica di mais è di circa 507,000 sacchi (da
90 kg l’uno), invece che di 6 milioni necessari. Per rispondere
alla crisi il governo ha autorizzato l’importazione di 5 milioni
di sacchi, con un aumento del prezzo di ogni scorta da 5 Dollari
a 10 dollari . Tale aumento, insieme alla speculazione sui prezzi
dei produttori di farina, ha determinato al drastico aumento dei
prezzi dei cereali.
Spinto dall’emergenza e dopo scontri di piazza, il Governo
ha trovato un accordo con i produttori di farina per far calare
il prezzo nelle prossime settimane, e stabilizzarlo fra i 65 e i
72 Scellini kenyoti ( 0.65 euro e 0.72 Euro)2.
Tuttavia, la maggior parte della popolazione kenyota con un reddito
pro-capite di 1,2 dollari2 non è in grado di affrontare questa
spesa e le conseguenze che ne deriveranno saranno certamente disastrose,
soprattutto per chi vive in aree rurali e nelle baraccopoli.
“Negli ultimi mesi è cresciuto il numero di persone
che sono venute al Centro di Wofak-Kayole chiedendo cibo in quanto
non sono in grado di comperare la quantità necessaria per
sfamare la loro famiglia. Per venire incontro a questo problema
abbiamo cercato di aumentare il numero dei bambini che accedono
al feeding program, ma non e’ abbastanza e alcuni bambini
sieropositivi sono rimasti esclusi” spiega Hellen Jasianga,
coordinatrice del Centro Wofak (Women fighting AIDS in Kenya) nella
baraccopoli di Kayole. “Ritengo inoltre che la situazione
possa aggravare le infezioni, a causa di malattie opportunistiche
e della riduzione nell’assunzione degli antiretrovirali”
.
Una persona sieropositiva ha infatti la necessità di mantenere
una dieta ricca e costante, per diversi motivi, primo fra tutti
la buona assunzione degli antiretrovirali, medicinali che supportano
l’organismo a tenere bassa la carica virale e quindi ad avere
un vita normale, impedendo alle malattie opportunistiche di attaccare
l’organismo. Senza un’adeguata alimentazione gli effetti
dei medicinali possono ridursi del 77% , annullando quindi l’efficacia
del trattamento, e anzi peggiorandola, perché il metabolismo
crea una resistenza a quei medicinali rendendole inefficaci.
La crisi alimentare peggiora anche le condizioni di trasmissione
del virus dell’HIV da madri sieropositive ai propri bambini.
E’ l’allattamento al seno da parte di donne sieropositive
la fase più critica per i neonati. Infatti numerose ricerche
dimostrano che la percentuale di infezione mamma-bambino, tramite
l’allattamento al seno è del 50%. La difficoltà
di reperire cibo e la crisi economica portano le madri a rinunciare
all’allattamento artificiale, troppo costoso, per evitare
al bambino immediati problemi di malnutrizione, ma aumentando l’esposizione
al contagio del bambino e quindi i rischi di morte.
“Grazie all’aiuto di INTERSOS, attualmente 150 bambini
ogni mese ricevono regolarmente un pasto al giorno nella baraccopoli
di Nairobi, e più di 3000 persone al mese, sono formate E
informate sulle numerose possibilità di prevenzione, contagio
e cura dell’AIDS, ma se il Governo non interverrà presto
sulla crisi economica la situazione negli slum peggiorerà
drasticamente”, sostiene Hellen Jasianga.
INTERSOS sostiene dal 2001 un programma di alimentazione per 150
bambini nella baraccopoli di Nairobi, e altri 150 nella zona rurale
di Homa Bay, a nord ovest del Kenya. Grazie al finanziamento del
Ministero degli Affari Esteri, INTERSOS in partnership con il Centro
Wofak, sta costruendo una nuovo centro d’accoglienza all’interno
della baraccopoli per la consulenza preparatoria al test della sieropositività,
che sarà possibile effettuare all’interno della struttura,
alla fase diagnostica attraverso esami clinici, per la cura e il
trattamento delle malattie opportunistiche come la tubercolosi la
malaria e per l’accoglienza di donne vittime di maltrattamenti.
La prima parte del centro, che verrà terminata agli inizi
del 2009, ospiterà una cucina ampia, e l’allestimento
di un refettorio per il programma di alimentazione, oltre che gli
spazi del consultorio.
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