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JOWHAR: UNA MATTINA COME TANTE ALTRE

INTERSOS dal 1994 è impegnata in un programma sanitario che ruota intorno all'ospedale regionale di Jowhar, nella regione del Medio Scebeli. L'ospedale è l'unico nella regione con un bacino di utenza di circa 35.000 persone residenti nell'area urbana e 350.000/400.000 abitanti delle zone rurali (di cui il 60% nomadi).
In Somalia la speranza di vita è di 47 anni ed è uno dei paesi con i più alti tassi di mortalità materna.
Tra le principali cause: carenza di ostetriche professionalmente formate, scarsità ed inadeguatezza dei servizi sanitari, difficoltà di accesso ai servizi sanitari specie per le donne delle aree rurali, basso tasso di alfabetizzazione delle donne, scarsa informazione sulle misure preventive a tutela della salute delle donne e dei bambini.
Altissimo è il tasso di mortalità infantile. In circa il 50% dei casi, la morte è determinata da diarrea, disidratazione, infezioni alle vie respiratorie e malaria. Immagine astratta
Il sistema sanitario statale è completamente distrutto: attualmente i servizi sanitari sono inadeguati in termini quantitativi e di qualità dei servizi. I più fortunati ricorrono alle cliniche private sorte numerose negli ultimi anni specie nelle aree urbane. Il settore sanitario privato non è regolato da nessuna normativa e/o istituzione competente: in Somalia i farmaci sono venduti liberamente senza nessun tipo di controllo e le farmacie erogano, senza prescrizione medica, medicinali spesso scaduti o di dubbia provenienza.
Alyma e Shukri sono madre e figlia. Sono due somale che sognano un futuro migliore, e vivono nella speranza di vedere garantiti i loro diritti in uno stato dove le disuguaglianze sono ancora troppo nette.

Jowhar: una mattina come tante altre.


L'alba non dovrebbe essere così presto. E le giornate così lunghe.
Come un miraggio lontano, un gruppo di donne si allunga all'orizzonte a cavallo della Strada Imperiale.

Alyma. Il sole è ancora fresco, ma con le altre mogli di mio marito e della sua famiglia abbiamo già sistemato gli animali. Ora, in gruppo, ci prepariamo per andare al mercato con alcuni dei nostri figli, a scambiare il nostro latte di capra e mucca con il foraggio e cibo. Lì prenderemo anche l'acqua, in una di quei pozzi costruiti dagli stranieri. I vecchi del villaggio e mio marito dicono che e' più buona e sana di quella del fiume, però costa e pesa. Noi donne, qui a Moiko, siamo molto fortunate. Poco cammino ci divide da Jowhar. Ci sono gruppi di donne che vengono in città da molto lontano.
Prima di andare al mercato lascerò mia figlia Shukri all'ospedale per prendere le medicine per la tosse. I dottori la chiamano tubercolosi. Ormai è tanto tempo che la curano e lei sta meglio e comincia anche a prendere forma di donna.
Shukri. Ho ancora gli occhi tirati dal sonno, ma mia madre non vuole sentire scuse. Devo prepararmi ad accompagnarla in città ed aiutarla a portare il latte. Prima andrò all'ospedale a prendere le medicine. Lì ho la possibilità di incontrare alcune amiche e mentre aspettiamo il nostro turno possiamo giocare. Uffa! Mia madre e le donne del villaggio, camminano a passo troppo veloce!

Alyma. La strada verso la città è costeggiata da tanti gruppi di donne. Spesso ci uniamo fra quelle dello stesso villaggio e chiacchieriamo delle nostre cose e sulle nostre famiglie. Spesso parliamo anche dei giorni che verranno. In città c'e' molto movimento, le macchine sono aumentate.
Da qualche tempo ci sono personaggi importanti e i capi clan di tutta la Somalia. Dicono che vogliono finire di litigare con le armi e costruire la pace per tutti. I ragazzi giovani parlano di un futuro migliore, di un lavoro con più soldi; vogliono abbandonare il lavoro nei campi e con gli animali per andare in città e guadagnare di più e presto. I nostri vecchi, che spesso ascoltano in silenzio, ogni tanto ammoniscono alla prudenza, perché la città ha sempre portato sciagura. Immagine astratta
Dicono che anche in passato gli stranieri che arrivano, si sono sempre fermati poco, e hanno portato via molto.
Shukri. Sulla strada butterata di buche arrancano lenti e puzzolenti i camion stracarichi di cose che arrivano da Mogadiscio. Lasciano dietro di loro così tanto fumo nero, che devo sempre stare attenta a non perdere d'occhio il gruppo. Mi domando perché il numero dei camion è aumentato in questi ultimi tempi. Anche a Jowhar vedo tante facce nuove e macchine piene di persone ben vestite. Sono però ancora così assonnata che mi concentro a camminare e non a pensare.

Alima. All'inizio della città c'e' l'ospedale. Lì affido Shukri ad una delle donne del villaggio. A turno, infatti, accompagniamo i bambini malati a prendere le medicine. Poi, quando tutti le hanno prese, sotto l'occhio vigile dei dottori, ci raggiungono al mercato. Mia figlia ha preso gusto ad andare all'ospedale. Dice che lì ha fatto amicizia con i bambini di altri villaggi. In attesa del suo turno spettegola e gioca con loro. Sono felice che stia meglio. La medicina funziona. Ma ho visto anche persone morire per la tosse al villaggio. Non volevano andare all'ospedale e i rimedi dei nostri avi non hanno funzionato. Così hanno aspettato la morte.
Shukri. Finalmente siamo arrivati all'ospedale. E' grande e alto. Appena arrivo saluto i miei amici. Dobbiamo aspettare un po'. Prima diamo il foglio con scritto le medicine che dobbiamo prendere. Poi i dottori ci danno le medicine e ci osservano mentre le prendiamo con l'acqua. Così, subito dopo, posso mangiare una papaia del mio villaggio. Da un po' di tempo c'e' un dottore bianco che ci fa ridere tanto quando fa l'appello dei malati. Non riesce mai a dire il nostro nome in modo corretto, e lo pronuncia con suoni striduli. E' simpatico e ci fa ridere molto.

Alyma. Anche oggi al mercato sono riuscita a vendere con facilità il latte. Le persone importanti che sono arrivate e gli stranieri che gli fanno visita mandano propri servi a fare la spesa. E comprano molto. Così noi donne di Moiko abbiamo alzato di poco i prezzi per guadagnare di più. Avevamo paura che nessuno comprasse più Il nostro latte, ed eravamo pronte a ribassare. Invece abbiamo venduto tutto. Questa decisone l'abbiamo presa da sole in segreto e quando al villaggio abbiamo portato più soldi tutti gli uomini delle nostre famiglie sono stati più contenti e non ci hanno sgridato. Gli anziani, invece, borbottano che anche in passato ci sono stati brevi periodi abbondanti e lunghi di miseria. Spesso accompagnano queste frasi battendo I bastoni sulla terra, quasi a chiederne la conferma. Per ora a me e alla mia famiglia, però, va bene così.
Shukri. Quando tutti abbiamo preso la medicina, ci siamo incamminati verso il mercato. Là ci sono tante cose belle - solo da vedere - dice mia madre. Cose strane, scatole colorate, molta verdura e frutta, qualche animale e tanti vestiti. Quando c'incamminiamo verso casa, la mamma è immersa nei suoi pensieri ed io ho tante cose da immaginare. Porto sulle spalle un recipiente giallo con la mia parte di acqua che la mamma e le altre donne della famiglia hanno preso ad uno dei pozzi costruiti dagli stranieri.

Alyma. Quando abbiamo venduto tutto e comprato quanto ci serve fino a domani ci avviamo verso il villaggio. Sono contenta per il guadagno e lo sono anche le altre donne. Lungo la strada stanno costruendo nuove case, grandi e bianche,Immagine astratta dove lavoreranno i capi clan per il benessere di tutti. Ho tanta speranza per il futuro dei miei figli e della mia famiglia. In passato era difficile raggiungere il mercato. La strada non era sicura, piena di uomini in armi. Spesso qualcuno del villaggio non tornava più a casa la sera. O tornava senza animali. Quando ero bambina ci sono stati anche degli attacchi al villaggio. Ma sono cose di cui solo gli anziani ne conservano il ricordo. Adesso, invece, è tutto più tranquillo e le armi le portano solo i soldati. Che non sparano.
A Jowhar anche i soldati hanno una loro grande casa nuova, vicino a quella che chiamano corte islamica. Qui in città dovrebbero essere risolti con giustizia i problemi delle famiglie, fra i clan ed i villaggi. Al villaggio gli anziani non sono contenti di questa novità. Ripetono che la città vuole prendersi il potere di decidere cosa e' giusto nella vita dei villaggi. La giustizia, dicono, deve essere fatta dagli anziani che conoscono le regole meglio dei giudici della città. Io di queste cose non capisco bene, però so che gli anziani spesso decidono in base al proprio umore per conservare il proprio potere.
Shukri. Sulla strada per casa, passiamo davanti ad un nuova grande casa, tutta bianca con i tetti azzurri. Si chiama scuola islamica e alcuni bambini di Jowhar trascorrono gran parte della giornata lì dentro. Forse sono stati cattivi e non possono aiutare la famiglia nel lavoro a casa o nei campi. Fanno altre cose che le amiche non riescono bene a spiegare. Dicono che quando saranno grandi quei bambini comanderanno, avranno tanti campi e mandrie e certamente andranno a vivere lontano. E le figlie avranno vestiti, profumi e gioielli nuovi ogni anno.
Il gruppo di donne si lascia inghiottire dal vento capriccioso. Le strade non dovrebbero essere così lunghe. E l'acqua così pesante.

Luglio 2005