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RESPONSABILITÀ E DIALOGO
A proposito di vignette, di improvvidi atti di uomini politici
e di fanatismo religioso
Lettera alle operatrici e agli
operatori di Intersos
Roma, 20 febbraio 2006
I recenti sconsiderati atti e dichiarazioni di un ministro
della Repubblica e lo scarso senso di responsabilità
dimostrato dal suo partito ci hanno profondamente indignati.
Pur considerando tali manifestazioni come funzionali a meri
interessi domestici ed elettorali, al pari di molte altre
sortite altrettanto dissennate e incivili del recente passato,
siamo convinti che si sia passato il segno.
La libertà, diritto fondamentale di ogni essere umano,
incontra un limite cautelativo e talvolta invalicabile nella
libertà e nei diritti degli altri, nel riconoscimento
e nel rispetto della dignità di ogni persona con la
propria diversità, sia essa culturale o religiosa.
E' un principio che vale per le espressioni di un politico
ma anche per quelle di un vignettista, di un giornalista e
di chiunque altro, specie se volto alla derisione e allo spregio.
Intersos da sempre cerca di vivere nella propria azione quotidiana
- anche se con molti limiti e manchevolezze - i valori della
fratellanza umana, della solidarietà, del riconoscimento
della dignità di ogni essere umano, del rispetto e
valorizzazione delle culture e delle fedi religiose. Queste
ultime in modo particolare, anche perché toccano l'essere
umano in profondità, ne definiscono la trascendenza,
danno senso e significato alla stessa esistenza.
Abbiamo quindi cercato, ogniqualvolta siamo entrati in contatto
con culture e fedi diverse, di approfondire le nostre conoscenze,
di dialogare, di vivere quella fratellanza che accomuna ogni
essere umano.
Con l'islam, in particolare, questo cammino di dialogo è
stato rilevante, sia nei paesi dove siamo intervenuti sia
in Italia. Il convegno a cui hanno partecipato i rappresentanti
delle principali comunità musulmane, realizzato nel
novembre 2004 a Roma con il significativo titolo "islam,
islam europeo, islam italiano", è stato un momento
importante di riconoscimento e di rafforzamento del dialogo.
Ad esso sono seguite alcune pubblicazioni sull'islam per approfondirne
la conoscenza, senza la quale nessun dialogo e nessuna comprensione
è possibile. Dovremo continuare il nostro impegno in
questo senso.
Mi piace ricordare anche il profondo rapporto che unisce Intersos
alla comunità musulmana del Kosovo e che, anche grazie
alla ricostruzione di moschee incendiate dall'odio etnico,
ha dato risultati sorprendenti per il rafforzamento del cammino
di pace dopo i terribili anni della guerra. Rapporto analogo
a quello con la comunità serbo-ortodossa kosovara,
anch'esso improntato sul superamento delle divisioni e sulla
ricostruzione, anche attraverso i simboli religiosi, di un
nuovo clima di dialogo e riconoscimento reciproco.
Questo è e deve rimanere il nostro messaggio: un messaggio
di pace, di rispetto, di riconoscimento, di costante ricerca
di comprensione, di dialogo e di collaborazione. Si tratta
dei nostri valori, definiti nella nostra Carta fondamentale.
Valori che abbiamo condiviso con i nostri partners nei paesi
dove siamo intervenuti, trovando risposte altrettanto rispettose,
riconoscimento reciproco, volontà di conoscenza e di
dialogo, collaborazione. Viviamo quindi con sgomento e severa
condanna le strumentalizzazioni e le generalizzazioni di singoli
fatti che implicano singole responsabilità. Strumentalizzazioni
e generalizzazioni che fomentano l'odio provocando divisioni
e morte laddove c'è bisogno di comprensione e tolleranza
per assicurare la vita.
Ma sulla base della nostra esperienza riteniamo che, al di
là delle rumorose e mediatiche manifestazioni di intolleranza,
di fanatismo accompagnato dall'avversione e talvolta dal terrorismo,
di negazione dell'altro, di rifiuto della comprensione e dell'ascolto
vi sia nell'essere umano, in ogni paese, in ogni cultura e
in ogni religione una forte e straordinaria spinta alla tolleranza
e alla convivenza pacifica e alla costruzione di appropriate
forme di dialogo. Vivere questa spinta nella quotidianità,
vivere nella pace e nella convivenza senza fanatismi e intolleranze,
come in realtà sta facendo la stragrande maggioranza
della gente nei vari continenti, non fa scalpore, non fa notizia,
non è mediaticamente interessante e quindi sembra non
esistere. Tocca anche a noi testimoniare con la nostra presenza
e il nostro lavoro che si tratta invece, pur con le innumerevoli
difficoltà che l'accompagnano, di una realtà
diffusa, da valorizzare e da far conoscere.
E' anche il modo migliore per manifestare la nostra contrarietà
e il nostro disappunto di fronte alla stupidità, all'ignoranza
e al fanatismo. Ovunque, e quindi anche in casa nostra.
In momenti così confusi, di fronte all'incapacità
di iniziativa e ai silenzi delle istituzioni europee e internazionali,
sentiamoci ancora più impegnati in ciò che facciamo,
cercando di vivere a fondo e nella quotidianità i valori
su cui si basa la nostra organizzazione e la nostra azione
umanitaria.
Vi saluto e vi abbraccio tutti,
Nino Sergi
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