COME È NATO IL PROGRAMMA DI TELEMEDICINA

In Iraq, Intersos ha avviato i primi contatti alla fine del 2002 e uno dei primi luoghi visitati a Baghdad è stato l’ospedale pediatrico universitario, all’epoca denominato “Al Mansur”. Era l’epoca dell’embargo internazionale che ha prodotto sofferenze agli iracheni, carenza di beni di prima necessità tra cui i farmaci, isolamento internazionale e impossibilità di scambi e formazione scientifici per migliorare le cure mediche.

Quando a metà aprile 2003, gli operatori di Intersos sono giunti a Baghdad, attraversando un territorio spettrale, senza anima viva dal confine giordano all’Eufrate, l’hanno trovata ferita, traumatizzata dalla guerra (gli ospedali, compreso l’“Al Mansur”, erano pieni di feriti), in balia di sé stessa, con la dittatura che stava sparendo, sostituita dal vuoto, dai saccheggi, dall’impunità.

La ripresa dei contatti con l’ospedale pediatrico universitario, ed in particolare con la sezione di oncoematologia pediatrica con cui erano stati avviati i primi rapporti, è consistita innanzitutto nel capire a quali persone fare riferimento, dati i repentini cambiamenti in quel difficile momento di transizione, e nel fornire medicinali e materiali medicali, che abbiamo fatto arrivare urgentemente dalla Siria.

Una tra le principali richieste giunteci dai medici iracheni è stata quella relativa alla necessità, dopo quindici anni di isolamento, di potere sviluppare scambi e approfondimenti scientifici, consulti sulle malattie e sui nuovi protocolli terapeutici per meglio curarle. Una richiesta a cui Intersos ha cercato di dare prontamente una risposta

Il rapporto con alcuni medici del Policlinico Umberto I di Roma, che negli anni precedenti avevano partecipato allo sviluppo di un programma ospedaliero in Africa, ci ha facilitato il compito. Prima il dr. Alberto Angelici, del dipartimento di Scienze Chirurgiche – e anche membro del Consiglio di Intersos – e poi la dr.a Anna Maria Testi, del dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia, si sono recati a Baghdad, dove avevamo aperto la nostra sede, e hanno svolto attività di consultazione clinica e formazione per i medici iracheni provenienti da diversi ospedali dell’area.

Per Intersos queste prime attività, con l’interesse suscitato, sono state la premessa sufficiente per decidere di puntare ad un vero e proprio programma di partnership da svilupparsi su un periodo alquanto lungo e su basi scientifiche.  Quando, a causa delle precarie condizioni di sicurezza, già nella prima metà del 2004, i contatti con l’ospedale si sono fatti difficili e quindi si sono ridotte le possibilità di incontro con i medici, si è pensato al collegamento via satellite come strumento tecnologico volto a garantire la continuità della collaborazione tra i due centri ospedalieri, quello di Baghdad e quello di Roma, superando i limiti imposti dalla crescente insicurezza.

E’ nato così il progetto che, nel settembre 2004, abbiamo voluto chiamare “Simona”, pensando alle due operatrici umanitarie italiane sequestrate a Baghdad insieme ad altri due operatori iracheni, una dei quali era un’operatrice di Intersos.  Il progetto si è articolato su tre tipologie di azioni: quella satellitare, che riguarda le attività di consulto e formazione fatte in teleconferenza con regolare cadenza settimanale; quella volta a realizzare incontri tra medici iracheni e italiani (in Italia e in paesi del Medio Oriente); quella dedicata alla fornitura di medicinali e materiale di laboratorio a Baghdad.

Un dato basta ad esprimere l’importanza del lavoro svolto. Dopo i primi sei mesi di regolare consulto e formazione, con l’identificazione dei corretti protocolli terapeutici, è stato possibile dimezzare la mortalità infantile nei bambini affetti da malattie oncoematologiche nell’ospedale di Baghdad.

Il successo del progetto è stato possibile grazie all’interesse, dedizione, entusiasmo e stretta collaborazione, di vari attori: Intersos, l’Ospedale pediatrico universitario di Baghdad, l’Università Sapienza e il Policlinico Umberto I di Roma, l’Agenzia Spaziale Europea che ha garantito il canale satellitare, Telbios cha ha garantito e gestito la struttura tecnologica, la Direzione Generale ‘Mediterraneo e Medio Oriente’ del Ministero Affari Esteri ed in particolare la sua Task Force Irak che ha garantito il finanziamento del progetto nella sua prima fase, e l’ha sostenuto con costante interesse.
















 
 
 

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