BAGHDAD-ROMA,
IL CONSULTO CORRE SUL FILO
Da un anno il progetto di telemedicina di Intersos garantisce
all’iracheno Children Welfare Teaching Hospital consulti medici,
corsi di aggiornamento e farmaci.
Nella stanzetta al quarto piano del dipartimento di ematologia del
Policlinico Umberto I di Roma entrano a malapena un tavolo, qualche
sedia, una tv e i dispositivi per il collegamento satellitare. Ma
i tre medici dell’ospedale universitario che la occupano non
sembrano farci caso. Manca una manciata di minuti alle dieci, tutto
è pronto per iniziare. In un angolo, un tecnico con un computer
portatile mette a punto gli ultimi dettagli e accende la televisione.
Clic. Sul monitor appare una sala molto simile a quella del policlinico
universitario romano, forse appena più grande. Quattro medici
iracheni sorridono dall’altra parte del monitor e prendono
posto. Un paio di minuti per i saluti e le domande di rito (come
state?), che in una situazione drammatica come quella irachena hanno
perso ogni traccia di formalità, e si inizia a lavorare.
I protocolli adottati nel 2004 hanno ridotto
del 50% i casi di morte nei bambini colpiti da un particolare tipo
di leucemia
Baghdad chiama Roma
È così che, grazie al progetto di telemedicina avviato
da Intersos, Baghdad e Roma si parlano una volta alla settimana
per circa due ore. Da un anno la grande antenna satellitare montata
sul tetto della struttura romana spezza l’isolamento in cui
da più di un decennio è precipitato l’Iraq a
causa dell’embargo, del regime di Saddam Hussein, della guerra.
La conversazione tra colleghi si fa subito fitta. La seduta inizia
dall’analisi di alcune cartelle cliniche di bambini affetti
da malattie ematologiche. Hameed, 2 anni, Fahad e Aseel 6, sono
tutti pazienti dell’ospedale pediatrico di Baghdad Children
Welfare Teaching Hospital (Cwth) e i loro casi vengono discussi
perché le terapie generali su di loro sembrano non funzionare.
I dottori guardano radiografie e immagini diagnostiche, si consultano,
ragionano insieme, vagliano le diverse possibilità. I dati
emersi verranno archiviati su un sistema predisposto dalla società
Telbios, specializzata in telemedicina, in modo da poterli utilizzare
per ulteriori analisi. Poi la parola passa interamente agli ematologi
di Roma e ha inizio la seconda fase della teleconferenza: la formazione.
I medici iracheni vengono informati sui più recenti studi
e ricerche che riguardano l’onco-ematologia: da come si curano
particolari tipi di linfomi agli effetti collaterali legati a specifiche
terapie, le slide di Power Point scorrono veloci sul monitor, mentre
in Iraq si prendono appunti e si chiedono delucidazioni.
Teleconsulti, medicine e stage
Il Cwth è il centro di riferimento in Iraq per la diagnosi
e la terapia delle malattie onco-ematologiche pediatriche, e accoglie
pazienti provenienti da tutte le regioni del Paese. I medici che
lavorano nella struttura sono riusciti, e riescono ogni giorno,
a portare avanti le attività nonostante le drammatiche difficoltà
del conflitto in corso. “Si tratta di persone fortemente motivate,
che vogliono che l’Iraq esca dall’arretratezza in cui
è piombato. Tutti parlano correttamente l’inglese e
sono in grado di utilizzare i supporti informatici”, spiega
Alessandro Guarino, l’ingegnere di Intersos responsabile del
progetto, “e più la guerra rende la situazione difficile
e drammatica, più loro appaiono decisi e motivati”.
Il progetto di Intersos viaggia su due binari paralleli: quello
satellitare, che riguarda le attività di consulto e formazione
fatte in teleconferenza, e quello “reale”, che può
contare sulla fornitura di medicinali, materiale di laboratorio
e dispositivi diagnostici da Roma a Baghdad. Oltre che sulla formazione
dei medici iracheni tra i corridoi dell’ospedale universitario
romano. Questi, a rotazione e a seconda delle condizioni di sicurezza
in Iraq, vengono ospitati in Italia per stage di aggiornamento.
In tre anni 18.000 medici iracheni sono stati
costretti a fuggire dal paese, 2000 sono stati uccisi e 250 rapiti
Il futuro in una parabola
Il progetto di Intersos e Policlinico universitario romano funziona.
A dirlo sono i dati raccolti in questi anni. “I protocolli
adottati dalla metà del 2004 hanno già avuto come
effetto la riduzione del
50% dei casi di morte nei bambini colpiti da un particolare tipo
di leucemia”, conferma Guarino. E questo non è che
l’inizio. “L’obiettivo”, spiega l’ingegnere
di Intersos, “è quello di allargare il progetto ad
altri reparti del complesso ospedaliero e da lì ad altre
strutture irachene. Per questo contiamo sull’aiuto dei medici
del Cwth che già partecipano al programma e sui responsabili
delle altre strutture ospedaliere specializzate in ematologia in
Iraq, in modo da creare un vero e proprio network”. “Sappiamo
già che non sarà semplice”, continua Guarino,
“se prima del 2003 i medici iracheni erano 34.000 oggi purtroppo
non è più così, e la situazione peggiora di
giorno in giorno. In tre anni 18.000 medici sono stati costretti
a fuggire dal Paese, più di 2.000 sono stati uccisi e almeno
250 rapiti. E le cifre, fornite dal ministero della Salute iracheno,
cambiano ogni ora. Ogni volta che ci colleghiamo con il Cwth temiamo
il peggio, perché sappiamo che i ‘nostri medici’
sono continuamente minacciati e vivono in condizioni di insicurezza
totale”. In Iraq esistono cinque ospedali per il trattamento
del cancro nei bambini, due a Baghdad (il Children Welfare Teaching
Hospital e il Central Teaching Hospital for Children), uno a Mosul,
nel nord del Paese, uno a Bassora, nel sud, e l’ultimo è
nato ad Erbil, a nord, nel Kurdistan iracheno. “Riuscire a
mettere i cinque ospedali in collegamento con Roma e tra di loro
sarà il passo successivo. Il futuro del progetto è
racchiuso in una parabola. Per il resto, i meccanismi del sistema
sono ben oliati e sono convinto che l’entusiasmo e la determinazione
dei medici con cui lavoreremo sono gli stessi dei colleghi e amici
del Cwth. Speriamo solo che le condizioni di insicurezza sempre
crescenti nel Paese ci consentano di proseguire”.
Università, ospedali, agenzia spaziale: in rete per
Baghdad
Intersos è la Ong promotrice del progetto che mette a disposizione
la conoscenza della realtà e delle istituzioni irachene ed
il supporto organizzativo e logistico, sia in loco che in Italia,
necessario alla realizzazione del sistema di telemedicina, alla
realizzazione dei programmi formativi in Italia e alla fornitura
dei farmaci necessari.
Il progetto è sostenuto dal Task Force Iraq del Ministero
degli Affari Esteri Italiano.
PARTNER DEL PROGETTO:
- Università La Sapienza di Roma, dipartimento di Biotecnologie
Cellulari ed Ematologia, sezione di Ematologia, responsabile scientifico
del progetto e provider delle competenze cliniche per le attività
di telemedicina e dei contenuti formativi per le attività
di e-learning e per i corsi in Italia. Inoltre, l’ateneo mette
a disposizione altri dipartimenti coinvolti a seconda delle esigenze
emergenti da parte del Cwth. - Ospedale pediatrico universitario
di Baghdad (Cwth), dipartimento di Onco-ematologia. - Università
La Sapienza di Roma - Dipartimento di Chirurgia. - Telbios, provider
di servizi di telemedicina, responsabile della infrastruttura tecnologica
di comunicazione e applicativa e della gestione dei servizi satellitari
erogati. - ESA, Agenzia spaziale europea, sponsor internazionale,
mette a disposizione gratuitamente la capacità satellitare
necessaria all’attività.
Il responsabile scientifico del progetto è il professore
Alberto Angelici (Università La Sapienza di Roma e membro
del consiglio di Intersos); la coordinatrice scientifica è
la dottoressa Anna Maria Testi; per l’ESA le attività
sono seguite dall’ing Feliciani; la coordinatrice tecnica
per Telbios è la dottoressa A. Colitta.
Per questioni inerenti la sicurezza si preferisce non nominare i
medici di Baghdad.
Il responsabile del progetto è Alessandro Guarino, di Intersos.
(tratto da www.ong.agimondo.it)
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