HAITI: CONTINUA L’IMPEGNO PER LE COMUNITA’ SFOLLATE. A DUE MESI DAL SISMA ASSICURATI ACQUA, SERVIZI IGIENICI. I PROSSIMI PASSI NELL’AREA DI LEOGANE

12 marzo 2010
di Pia Cantini

In queste ultime settimane INTERSOS ha supportato le comunità di Dampus e St. Antoine. Nella zona di St. Antoine, dove la comunità è molto allargata, abbiamo distribuito ‘plastic sheets’, cioè teli resistenti per attrezzare aree riparate a tutti le famiglie che preferiscono rimanere vicino alle proprie case di origine. Sono in costruzione 24 servizi igienici a supporto della popolazione del campo di tende secondo gli standard internazionali per le emergenze -una latrina ogni 20/ 50 abitanti. Inoltre, sono state installate due cisterne per il rifornimento di acqua potabile. Per assicurare un rifornimento continuo è stato montato un potabilizzatore vicino alla cisterna che convoglia l’acqua del fiume, per controllare il livello di cloro quotidianamente abbiamo coinvolto e formato un responsabile della comunità. Appena terminata questa fase cominceremo la costruzione dei servizi igienici “pubblici” per raggiungere diverse comunità facenti capo a St. Antoine. Nell’area di Dampus è terminata la costruzione di 12 servizi igienici con il coinvolgimento attivo della comunità, anche qui sono attive cisterne per l’acqua e un sistema di rifornimento gratuito di acqua potabile.

Due team di Intersos hanno partecipato alle operazioni di valutazione organizzate dal coordinamento delle Nazioni Unite per la gestione dei campi, il cosidetto ‘cluster per il Camp Coordination e Camp Management’. Obiettivo mappare tutti i campi spontanei presenti nell’area di Leogane. Sono stati censiti circa 80 campi spontanei 5 dei quali abitati da più di 5000 persone. Insieme al censimento sono anche state fatte indagini sui terreni a rischio di inondazione per verificare quali rischi corrono i campi.

INTERSOS ha effettuato insieme alle Nazioni Unite una ricognizione in elicottero sulle aree montagnose ancora non raggiunte da nessuno e non accessibili in altro modo. Le 100 tende arrivate con l’ultimo cargo dall’Italia saranno montate nelle zone più sicure.

Superata la prima fase di assistenza agli sfollati ci prepariamo a fornire nuovi servizi alle popolazioni soccorse con la reazione di centri comunitari.

Le attività serviranno a fornire un servizio di riferimento a organizzazioni e istituzioni specializzate per affrontare casi sanitari e psicosociali difficili; iniziative ricreative per i bambini dei campi; avvio di campagne di sensibilizzazione e promozione di comportamenti adeguati per mantener l’igiene, l’uso delle latrine e dell’acqua potabile, la protezione dell’ambiente, in particolare per la gestione dei rifiuti. L’ong locale “Groupe de Réflexion pour l’Encadrement et le Développemment Social” è il partner haitiano che collaborerà nelle attività ricreative per i bambini. Il lavoro con una realtà locale ci dà la possibilità di garantire sostenibilità al progetto e supportare lo sviluppo autonomo della società civile del paese.

E’ rientrato in Italia dopo quasi due mesi di presenza ad Haiti il nostro collega Saverio che ha svolto un efficace e importante lavoro fin dalle prime fasi di intervento subito dopo il terremoto. Lo ringraziamo per il prezioso lavoro svolto e per la sua simpatia e positività anche nelle situazioni più difficili.

NUOVI VILLAGGI SOCCORSI, CORSA CONTRO IL TEMPO PRIMA DELLE PIOGGE

Dalla Provincia di LEOGANE, il racconto di PIA CANTINI DI INTERSOS

22 febbraio 2010

A 3 settimane dal sisma il villaggio di Dampus, Comune di Logane non era ancora stato visitati e raggiunto da nessuno, come molti altri villaggi nelle zone rurali. INTERSOS ha cominciato a portare una prima assistenza per fornire un riparo. Ad oggi sono state distribuite 33 tende, e le stiamo montando con il coinvolgimento della la comunità. Oggi iniziamo a costruire servizi igienici, stiamo cercando di dare una risposta prima che arrivi la stagione delle piogge che ha appena cominciato a dare forti avvisaglie creando i primi disagi.

Con l’arrivo delle piogge è fondamentale dare riparo a più persone possibili e cercare di fornire loro servizi igienici per evitare l’esplosione di epidemie. Gli abitanti che utilizzeranno i servizi sono circa 300, per 50 famiglie.

A St. Antoine (3750 persone – 700 famiglie), comune di Gressiè, sono state distribuite 45 tende e anche qui si sta procedendo con il coinvolgimento della comunità al montaggio. Purtroppo questo villaggio è arroccato su una montagna e le case distrutte con il sisma sono tutte in pendenza quindi non sarà possibile arrivare a dare assistenza a tutti con tende, ma abbiamo  integrato la distribuzione delle tende con quella di 500 kit shelter/plastic sheets per consentire di ripararsi.  Passo successivo: la distribuzione di beni di prima necessità e biscotti Bp5. Nonostante le molte organizzazioni presenti nel Paese il numero delle persone sfollate è talmente alto che è difficile coprire tempestivamente tutti.

INTERSOS in coordinamento con le Nazioni Unite sta effettuando degli assessment nell’area di Leogane e Gressier per definire quanti sfollati ancora necessitano di supporto.

 

A UN MESE DAL SISMA, LA TESTIMONIANZA DI PIA CANTINI, CAPO MISSIONE INTERSOS

E’ passato un mese dal tragico terremoto qui ad Haiti, e oggi è una giornata di lutto nazionale, tutto si è fermato, le autorità locali hanno dato indicazioni di fermare per qualche ora la macchina degli aiuti per celebrare con commemorazioni religiose le vittime, oggi ci saranno messe accompagnate da canti per ricordare chi non c’è più. Per chi è sopravvissuto la situazione non è molto migliorata, anzi resta preoccupante: le persone vivono -soprattutto a Port au Prince- affastellate ancora in campi improvvisati e con l’arrivo delle piogge sarà impossibile restare accampati su questi terreni.

Già ieri un primo temporale notturno ha allagato un campo spontaneo fatto con materiale recuperato e una bambina ha perso la vita, centinaia di persone hanno manifestato e protestato nel centro della capitale per chiedere sistemazioni sicure e aiuti immediati. C’è tensione tra la gente perché ancora molto si deve fare, ma la soluzione proposta dalle Nazioni Unite di allestire nuovi campi attrezzati per garantire i servizi di base fuori dalla città trova resistenza tra gli sfollati che vogliono restare vicino alle loro case crollate, ai luoghi dove hanno sempre vissuto  e dove possono riattivare dei piccoli commerci e occasioni di reddito.

Nonostante il trauma subito e il dolore, nel nostro lavoro quotidiano ci rendiamo conto della grande voglia di ricominciare a vivere normalmente degli haitiani, c’è speranza tra i giovani. Nell’area di Leogane dove INTERSOS sta assistendo la comunità di Mithon con 4 campi ci si sta preparando ad affrontare le imminenti piogge stagionali, in questi giorni sono arrivate nuove tende e materiali da distribuire, accoglieremo nuovi sfollati. E’ passato solo un mese, l’emergenza non è finita.

 

 

 

NEL SANATORIO DI SIGUENEAU SI RIPORTA LA SPERANZA, IL RACCONTO DI MARCO ROTELLI

3/02/2010

'Siamo malati' ci dice un po’ fatalmente ma senza tristezza, Lucas, un ragazzo che ci segue nel cortile del sanatorio di Sigueneau mentre camminiamo alla ricerca della direttrice. Dal 12 gennaio le malattie - tubercolosi o HIV/AIDS soprattutto -  saranno molto più difficili da affrontare. Non uno dei numerosi edifici che compongono il centro di cura è ora agibile. Il terremoto, con il crollo del tetto di un padiglione di degenza, ha fatto 5 vittime. Erano i ricoverati che, non potendo muoversi, non sono riusciti ad uscire in tempo. I padiglioni, le sale di consultazione, gli alloggi dei medici la farmacia, la mensa ed altri locali erano distribuiti intorno a un bel giardino curato, con alberi alti e piante tropicali che negli angoli più isolati nascondono le tombe di un piccolo cimitero. Fino alla notte del sisma erano ricoverati 185 pazienti, con trattamenti lunghi ma salvavita. Dopo il crollo degli edifici c'è stato poco da fare. L'unica decisione possibile è stata quella di far tornare tutti a casa. Gli unici a rimanere sono stati Lucas e i suoi sei compagni di  sventura che non hanno altro posto dove andare.

Senza famiglia, senza  casa, gravemente malati. Altri otto almeno avrebbero bisogno di ricovero urgente, ma non c'è un solo posto dove ospitarli. Lucas e  gli altri dormono sotto una tettoia, su dei materassi adagiati sul  marciapiede di cemento, protetti dal sole solo da qualche lenzuolo bianco. Su un paio di comodini estratti dai calcinacci e macerie sono poggiati recipienti di plastica, pastiglie e medicinali. Delle cure che forniva il Sanatorio rimane solo le visite di qualche infermiere presso le case degli ex ricoverati, per continuare le terapie, senza le quali le patologie degenerano in fretta. Finora del centro medico non si era occupato nessuno. Eppure si affaccia sulla strada nazionale di Sigueneau. Sette persone deboli e stanche su dei materassi sono  poca cosa lungo una strada disseminata di case  distrutte, di tendopoli costituite da baracche, di decine, centinaia di migliaia di persone in attesa di aiuto. Ma Lucas e gli altri sono li, impossibilitati a chiedere soccorso da soli, fermi nella sola speranza che qualcosa li raggiunga. Da lì sono cominciate le nostre ricerche della direttrice, dei referenti del Ministero della salute,  dal quale il centro dipende, le verifiche con gli altri centri di  salute del circondario per capire cosa è possibile fare per assicurarsi che ci siano mezzi e risorse per continuare a curare chi non è più ricoverato.

INTERSOS ha attivato un primo sostegno, brande da campo e tende per permettere i ricoveri e l'assistenza. In questi giorni lavoreremo per portare un sostegno più solido, duraturo e, se possibile, rivolto alla riabilitazione almeno delle strutture principali del centro. Sono solo due i centri di questo genere ad Haiti, uno nella  capitale Port au Prince, e l'altro qui, a poche centinaia di metri dalle tendopoli installate nei giorni scorsi da INTERSOS.

TESTIMONIANZA DALL'AREA DI LEOGANE, MARCO ROTELLI E SAVERIO OJETTI

24 GENNAIO 2010

Nell'incontro con le autorità di Léogane, data l'ampiezza delle distruzioni e degli edifici pericolanti, INTERSOS si è impegnata a installare un primo campo di tende in un'area periferica segnalata dall'Amministrazione. Nei giorni di venerdì e sabato, le prime 250 persone, tra cui molti bambini, hanno così potuto trovare riparo in località Haut-Mithon,Sigueneau, a 16 km dal centro cittadino. Il campo, con le nostre indicazioni logistiche, è stato montato dalla stessa popolazione che ha voluto essere protagonista nella sistemazione del proprio primo alloggio dopo il terremoto. L'ansia di un riparo era tale nella gente, dopo dieci giorni allo sbando, da rispondere subito con il pieno coinvolgimento delle persone finora lasciate senza soccorso, lasciando libero sfogo alla loro gioia e voglia di "rinascere". L'importante era in quel momento, che un segno di
speranza potesse arrivare, ridando fiducia e voglia di reagire alla comunità. Nuove tende saranno poste in altre aree, sempre periferiche, data la scelta di realizzare piccoli campi di accoglienza piuttosto che grandi concentrazioni di persone difficili da gestire e meno corrispondenti al desiderio di formare raggruppamenti omogenei, parentali o comunque tra persone conosciute. “Intersos è la prima organizzazione umanitaria che è intervenuta in questi villaggi”, ci racconta Ferdinand Delvar, rappresentante del comitato cittadino per l’emergenza. “Ci sono stati promessi acqua e rifugi di emergenza ma ancora, dopo 10 giorni dal terremoto,  non abbiamo visto nulla. Per fortuna ora, grazie al tempestivo intervento dell’organizzazione italiana,  possiamo contare sulle tende che mettono al riparo almeno 220 persone del nostro villaggio, ma abbiamo bisogno di molto di più’.

EMERGENZA HAITI: LA TESTIMONIANZA DI MARCO ROTELLI, CAPO MISSIONE INTERSOS

Leogane - Port au Prince
21 gennaio

Ad ormai 10 giorni dalla scossa che ha sconvolto Haiti, la sua capitale Port au Prince, rimane bloccata dalle macerie che tengono sepolti non solo i cadaveri ancora rimasti.  Tra i ferri contorti, i mattoni ed il cemento, sono state schiacciate le speranze, e forse il futuro di molti. Tra i mobili che spuntano spezzati da quel che rimane di una finestra, di un muro o di un cumulo confuso, è rimasto quel che sarà difficile ritrovare. In città è impossibile rimanere vicino alle proprie abitazioni. La gente, le famiglie o quel che ne resta deve concentrarsi in campi spontanei, nelle aiuole, nei piccoli parchi o sotto qualche tettoia pubblica rimasta in piedi. Di sera si accendono i fuochi. Vecchio mobilio ed immondizia bruciano lungo le strade, intasando l'aria di fumo puzzolente. Ci si lava con un secchio d'acqua ed un pezzo di sapone, poggiati alla meglio ad un muretto.
Non c'è tensione, ma non tarderà ad arrivare. E' la decima notte da passar all'aperto, sotto teli, lamiera, assi di legno di fortuna. 
Anche coloro ai quali il terremoto non lo ha schiantato, non si fidano di dormire sotto al tetto. 'Gli specialisti ce lo sconsigliano' dice Emanuel, 'e quindi dormiamo fuori'. Lui un piccolo spazio all'esterno ce l'ha; con la sua ragazza, che poco fa lo chiamava nervosamente al telefono, non vedendolo tornare a casa, dormirà vicino all'auto che ci affitta. Una vecchia carretta, perfino inadatta alle strade compromesse della zona, che però ci permette di spostarci nel traffico congestionato che blocca dal mattino alla sera.

Tra il frastuono degli elicotteri, dei camion e degli aerei che non cessano di atterrare, la gente ha ripreso lentamente ad organizzarsi. I mercati brulicano di attività, ma rimane il problema del denaro. Le banche non hanno ancora riaperto, e nel paese manca moneta corrente. 
Al mercato si paga con i soldi rimasti prima del terremoto. Solo gli uffici per il trasferimento internazionale dei soldi cominciano ad aprire le serrande. Lunghissime code di persone si accalcano a fianco di chi, da sopra i tetti, cerca di recuperare qualcosa dalle case, talvolta un corpo. Alcuni sono adagiati lungo i marciapiedi, avvolti nella stoffa e teli. I falegnami piallano assi di legno in strada per preparare nuove bare per i tanti defunti non ancora seppelliti.

Seguendo la costa haitiana dalla capitale verso ovest la situazione sembra cambiare aspetto. Un pò di campi e di  verde dove il terremoto non ha creato grandi conseguenze, tranne qualche fessura lungo l'asfalto della strada. Ma in mare, le navi militari e quelle ospedale, ricordano subito che qualcosa di grave è accaduto e non è risolto. Impossibile ignorarlo.

Proseguendo lungo quella costa, si arriva alla città di Leogane, vicina all'epicentro del sisma. Fino a qualche giorno fa raggiunta da pochi, ripresenta la stessa situazione di Port au Prince, con una sola
differenza: qui, nove caseggiati su dieci, sono crollati sotto la forza del sisma. La gente è nelle strade e nei campi a sistemare qualche pezzo di stoffa per coprirsi nella notte. Dei bambini rovistano in un tappeto di fogli di carta in un cortile. Chini rovistano e cercano i loro certificato di nascita, consegnati a scuola un paio di settimane fa, in preparazione degli esami. Nel pomeriggio di oggi le sezioni municipali si sono riunite nel cortile di un deputato del luogo, cercando di organizzarsi per trovare una soluzione alla situazione dei numerosi campi. Solo poche tende hanno raggiunto l'aerea finora. Le organizzazioni che si sono spinte fuori dalla città si sono organizzate soprattutto sulla sanità, allestendo ospedali da campo e piccoli ambulatori mobili.
'Abbiamo bisogno di tutto quel che serve per togliere questi teli improvvisati dalla testa della gente e ridar loro qualcosa, una tenda ed un bagno' dice Jean Baptiste, un rappresentante locale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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