CIAD
 
 
 
 
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 

CIAD: RIFUGIATI, LA VITA REALE IN ATTESA DI UN RITORNO INCERTO

Di Lucia Pantella e Ferran Puig Abos

26 giugno 2009


Al campo di Goz Amir, Ciad Orientale, Immagine astrattasottoprefettura di Koukou Angarana, la festa mondiale del rifugiato quest’anno ha luogo il 26 giugno. Sono quasi 22.000 le persone rifugiate che abitano al campo ormai da 5 anni, provenienti dal Darfur e fuggite in seguito agli attacchi e ai massacri nei loro villaggi di origine. Accanto a loro vivono circa 45.000 sfollati interni ciadiani, fuggiti anche loro in seguito alle incursioni oltre confine delle milizie Djandjaweed nel 2006 e el 2007.
Persone vere, necessità reali è il messaggio scelto per la campagna del 2009 e l’attenzione di tutte le organizzazioni umanitarie è rivolta a due questioni fondamentali per la vita quotidiana dei profughi: la politica dell’acqua e delle abitazioni.
Per i rifugiati sudanesi la prospettiva di tornare in Darfur è ancora lontana: i problemi di sicurezza, la presenza di fazioni armate e lImmagine astrattaa stessa politica del presidente Al Bashir rende impossibile un ritorno nel breve periodo; ma l’attesa prolungata nel campo Goz Amir è fatta dei bisogni concreti e urgenti: il cibo, l’acqua, la casa.
La questione urbanistica del campo nell’ultimo periodo ha assunto un’importanza cruciale. Solo nei mesi di febbraio e marzo 2009, i mesi in cui le temperature sono in media di 45 gradi e il vento caldo saheliano soffia con forza, 6 incendi consecutivi hanno bruciato e distrutto le capanne di circa 1800 rifugiati del campo. Le piogge torrenziali che bloccano tutte le attività durante i mesi di luglio, agosto e settembre rendono la vita dei rifugiati difficile. Le capanne di paglia non resistono ad un clima cosi estremo.
Per questa ragione Intersos, responsabile per la gestione dei campi di Goz Amir et Djabal nella regione del Sila, sta attuando un prImmagine astrattaogramma antincendi. La strategia urbanistica sostiene i rifugiati che desiderano costruire la loro casa in mattoni crudi all’interno del campo.
Il programma Intersos per la costruzione di case in materiale “durevole” (mattoni al posto della paglia) è pensato per coinvolgere direttamente i rifugiati, mettendo in primo piano le necessità dei più deboli del campo. In ogni quartiere si è costituito un comitato, composto da varie famiglie, a cui viene affidato un kit di costruzione e assicurato il sostegno tecnico dallo staff di Intersos. Ogni comitato è responsabile della costruzione di una casa per una famiglia in difficoltà (anziani, donne vedove, abbandonate o ripudiate con i loro figli), per incoraggiare il sostegno reciproco all’interno della comunità rifugiata, che a Immagine astrattavolte l’assistenza umanitaria rischia di indebolire.
Il nuovo programma urbanistico è un esperimento importante, da un lato si consolida nell’intervento umanitario la volontà di effettuare un cambiamento radicale nella vita dei rifugiati con la stabilità delle case e dei legami, ma dall’altro sancisce un drammatico dato di fatto il ritorno alla propria terra, in Darfur, è e sarà ancora per anni irrealizzabile.

 

 

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