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Bosnia Erzegovina
1. La Bosnia Erzegovina
2. Le attività di INTERSOS
3. Le attività di sminamento
4. Mappa
5. Per saperne di più
1. La Bosnia Erzegovina
Con la morte di Tito, inizia la disgregazione della Jugoslavia.
La Slovenia è la prima a separarsi. Per la Croazia e la Bosnia
Erzegovina il processo non è stato altrettanto facile, dato
il progetto nazionalista di Milosevic
volto a impedire militarmente tali scissioni con la mobilitazione
delle forti minoranze serbe presenti nelle due regioni.
A una "dichiarazione di sovranità"
bosniaca, proclamata il 15 ottobre del 1991, seguì la convocazione
d i
un referendum per l'indipendenza dalla Jugoslavia nell’anno
seguente: la consultazione, boicottata dalla comunità serba,
espresse il 64% di voti favorevoli all'indipendenza. Ne seguirono
l'immediato dispiegamento, da parte del governo di Belgrado, delle
proprie truppe sul territorio bosniaco e la conseguenze mobilitazione
di formazioni militari e paramilitari da parte dei tre gruppi etnici
bosniaci: serbo, croato e musulmano.
Il 6 aprile 1992, la Comunità Europea riconobbe
l'indipendenza della Bosnia-Erzegovina; i deputati serbi risposero
proclamando la secessione
della Repubblica Serba (Serpska) di Bosnia-Erzegovina, le cui truppe
militari e paramilitari, sostenute da Belgrado, presero il controllo
di circa il 70% del territorio nazionale. La violenza interetnica
divampò in tutto il paese, causando numerose vittime tra
la popolazione civile e migliaia di sfollati.
Il 2 maggio 1992 l'esercito federale e le milizie serbe bloccarono
tutti gli accessi a Sarajevo, ponendo la capitale sotto un assedio
destinato a durare ben 43 mesi. Stragi, stupri e deportazioni proseguirono
per tutta la durata della guerra, in uno scenario di pulizia etnica
culminato, nel luglio 1995, nel massacro di Srebrenica, costato
la vita a circa 8.000 civili bosniaci.
L'orrore suscitato in tutto il mondo dal massacro
di Srebrenica determinò una svolta nell'atteggiamento della
comunità internazionale. Nell'agosto del 1 995,
la NATO intraprese una campagna di bombardamenti aerei sulle installazioni
delle milizie serbe che sancirono la conclusione del conflitto.
Il 21 novembre 1995 a Dayton, nell'Ohio, i capi di stato bosniaco
Alija
Izetbegovic, serbo Slobodan Miloševic e croato Franjo Tudman
siglarono l'accordo di pace, che trasformò la Bosnia-Erzegovina
in una repubblica federale. La guerra si chiuse con un bilancio
di circa 102.000 morti e 1.326.000 profughi, il più pesante
registrato sul suolo europeo dopo la fine della seconda guerra mondiale.
La ricostruzione post bellica ha dovuto affrontare
diversi problemi tra cui il rientro dei rifugiati e sfollati che
la guerra ha causato, la ricostruzione di case ed il ripristino
di infrastrutture, la bonifica dei campi minati e delle aree infestate
da ordigni esplosivi, lo stimolo alla ripresa di iniziative imprenditoriali.
2. Le attività di INTERSOS
INTERSOS ha iniziato ad operare in Bosnia Erzegovina nel 1993, in
piena guerra civile, ed ha poi seguito le successive fasi della
ricostruzione post bellica, del ritorno dei profughi, della difficile
pacificazione.
Dal
1993 fino agli accordi di Dayton del 1995 si è trattato principalmente
di:
- trasp orto
e distribuzione di beni di prima necessità, medicinali e
materiale sanitario principalmente nelle aree di Zenica e Tuzla;
- assistenza ai bambini rimasti orfani, a Tuzla.
Con la cessazione dei combattimenti, dalla fine del
1995 INTERSOS ha concentrato la propria azione nella ree di confine
tra la Repubblica serpska e la Repubblica croatomusulmana di Bosnia,
in particolare nelle regioni di Sarajevo e di Tuzla. Tale scelta
corrisponde all’obiettivo di favorire la ripresa del dialogo
tra le municipalità dell’una e dell’altra repubblica
e il ritorno dei profughi nelle rispettive aree di origine. Impresa
difficilissima, specie nel primo anno dopo Dayton, ma che ritenevamo
fosse indispensabile intraprendere, anche come esempio e dimostrazione
che il dialogo poteva riprendere. Si è trattato di una scelta
giusta che ha avuto importanti risultati.
Le attività, nelle due aree serpska e croato-musulmana,
hanno riguardato soprattutto:
- distribuzione di cibo alle famiglie bisognose in zona federale
e in zona
serba;
- assistenza al ritorno delle minoranze nelle aree di separazione;
- riparazione di abitazioni per gli sfollati e di infrastrutture
pubbliche di utilità sociale in zona federale e serba;
- riabilitazione/ricostruzione e riattivazione di un centro per
bambini sordomuti;
- ricostruzione di cinque scuole;
- riparazione di due centri per anziani;
- ristampa di libri per le biblioteche scolastiche;
- riavvio delle produzioni zootecniche;
- sminamento di aree rurali ed urbane;
- informazione ed educazione dei bambini sul pericolo delle mine
e degli ordigni inesplosi.
Le attività di sminamento e di bonifica ordigni
esplosivi sono state realizzate da INTERSOS ininterrottamente dal
1996. Si è trattato di progetti mirati al recupero di aree
destinate alla creazione di infrastrutture e servizi. Zone industriali,
aree turistico-sportive, parchi pubblici, linee elettriche e terreni
agricoli sono stati recuperati e restituiti alle popolazioni e alle
amministrazioni locali. Lo sv iluppo
della Bosnia Erzegovina era infatti pesantemente condizionato dalla
presenza di aree minate che arrivavano ad infestare quasi il 6%
del territorio. Dalla fine delle ostilità circa cinquemila
persone sono rimaste vittime di mine e ordigni esplosivi Molto è
stato fatto, grazie anche all’impegno internazionale, ma molto
rimane ancora da fare. Si stima che oltre 200 mila ordigni siano
tuttora sparsi per il territorio ed ancora in grado di colpire,
uccidere, mutilare. Per questo l’impegno di INTERSOS continua
tuttora.
Non sarà comunque possibile togliere tutte le mine e gli
ordigni esplosivi: un certo numero rimarrà purtroppo al di
fuori delle attività di bonifica, specie quelli in aree boschive
o sepolti da terra o detriti che possono un giorno ricomparire.
Occorre quindi educare la popolazione ed in particolare i bambini
a sapere comportarsi nel dovuto modo di fronte a tali ordigni. Oltre
alla bonifica vera e propria, INTERSOS ha quindi realizzato attività
di formazione per operatori sociali e insegnanti al fine della corretta
informazione e della protezione delle persone.
3. Le attività di sminamento
INTERSOS ha avviato le attività di sminamento in Bosnia Erzegovina
nel 1996, con interventi nei
Cantoni di Tuzla e di Sarajevo per rendere possibile in piena
sicurezza il ritorno dei profughi e degli sfollati e la ricostruzione.
Nel 1999 INTERSOS
ha realizzato la bonifica di un’area di oltre 30.000 mq destinati
alla realizzazione di un mercato rionale nel quartiere di Stup nella
periferia di Sarajevo, particolarmente insidiata da mine e ordigni.
Successivamente, dal 2002
al 2004, ha bonificato l’impianto industriale
FAMOS a Sarajevo, al fine di eliminare le aree a rischio e di contribuire
al rilancio delle attività produttive e dell’occupazione.
Contemporaneamente, l’Unità
di sminamento di INTERSOS è stata impegnata
nella bonifica di un’area termale nel comune di Ilidza, per
la ricostruzione
di un centro medico e di riabilitazione di portatori di handicap
strutturato con circa 400 posti letto.
Le attività sono poi proseguite,
dal 2004 ad oggi, con la bonifica di altre aree minate di elevato
significato sociale ed interesse economico
per la popolazione come
il monte Trebenic, zona turistica e adatta agli sport invernali
che nel 1984 ha ospitato le olimpiadi invernali di Sarajevo ma che
durante la guerra è stata uno dei
punti dell’assedio della città.
Un’area significativa per tutta la Federazione. Parte delle
attività sono state finanziate dalla Regione Piemonte che
si apprestava a ospitare le Olimpiadi invernali, ad integrazione
del finanziamento della Cooperazione Italiana.
jj 
Gli interventi di
sminamento e di bonifica ordigni esplosivi in Bosnia Erzegovina
sono stati realizzati grazie ai finanziamenti della Commissione
Europea, della Cooperazione Italiana, di Regioni e Enti locali italiani
e da sostenitori privati di INTERSOS.
Le attività sono state realizzate con personale bosniaco
formato ed equipaggiato da INTERSOS, coordinato e supervisionato
da specialisti italiani di consolidata esperienza. Attualmente INTERSOS
prosegue le attività di sminamento e bonifica in Bosnia,
con finanziamenti della Cooperazione Italiana, finalizzate al recupero
di aree agricole ancora inquinate da mine e ordigni esplosivi.
IL PROGRAMMA DI SMINAMENTO CON LA COOPERAZIONE ITALIANA >>>
4. Mappa

5. Per saperne di più
http://www.intersos.org/SMINAMENTOUMAN.html

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