
AFGHANISTAN
L’URGENZA DI DECISIONI POLITICHE NON
PIÙ RINVIABILI
Una nuova nota del Forum Solint
predisposta da Intersos, organizzazione umanitaria per l’emergenza
Che ci stiamo a fare in Afghanistan? Cosa dovrebbe essere fatto?
Quali gli errori commessi? Può ancora la comunità
internazionale costruire una success strategy?
Oppure non vi sono speranze ed è quindi necessario che l’Italia
pensi ad una exit strategy da attuare
quanto prima?
A queste domande cerca di rispondere il documento dell’8
Novembre 2006 del Forum Solint, predisposto da Intersos,
in cui vengono analizzate le missioni militari, le attese degli
afgani, gli errori commessi e la situazione attuale, la questione
dell’oppio, il problema della sicurezza e la strategia militare,
i problemi geopolitici fino a identificare e suggerire decisioni
politiche e operative che andrebbero assunte con chiarezza dalla
comunità internazionale.
La discontinuità, secondo le Ong Intersos,
Cisp, Coopi, Cosv e Movimondo che compongono il Forum Solint,
“non passa dal disimpegno o dal ritiro dell’uno o dell’altro
contingente militare dall’Afghanistan, ma da una piena assunzione
di responsabilità della Comunità internazionale, compresa
l’Italia e l’intera Unione europea, basata
sulla chiarezza e condivisione degli obiettivi, della strategia,
degli impegni politici e delle modalità operative per poterli
raggiungere con successo”. Mentre “la priorità
assoluta va data agli aiuti per superare l’emergenza
povertà e rispondere ai bisogni primari della popolazione
ed alla cooperazione per garantire la ricostruzione
e promuovere lo sviluppo”.
La proposta di nuova Conferenza internazionale, avanzata ora anche
dal ministro degli Esteri italiano, trova nella nota un rilievo
di primaria importanza. “Un simile cambiamento necessita
una nuova volontà ed un nuovo impegno internazionale, più
ampio di quello dell’Alleanza Atlantica ormai inquinato
dalla confusione/identificazione tra l’operazione di guerra
Enduring Freedom e la missione Isaf/Nato”. “Solo
da una nuova Conferenza internazionale sull’Afghanistan sotto
l’egida dell’Onu, che veda coinvolte le istituzioni
e rappresentanze afgane e i paesi islamici oltre a quelli occidentali,
ed in particolare quelli dell’area centro-asiatica, potrà
uscire la nuova e condivisa volontà politica, la nuova strategia
e il nuovo impegno per la ricostruzione, la sicurezza, e il rafforzamento
delle istituzioni rappresentative”.
La nota si sofferma inoltre sul problematico rapporto civile-militare,
denunciando l’ambiguità dei Prt dell’Isaf/Nato,
squadre provinciali di ricostruzione composte da militari che usano
gli interventi umanitari ai fini della strategia militare e chiedendo
una netta distinzione delle attività e finalità militari
rispetto a quelle umanitarie.
La Conferenza internazionale dovrà riuscire inoltre - conclude
la nota - “ad attenuare le contrapposte strategie
politiche a livello regionale: gli scontri tra Afghanistan
e Pakistan, l’ambigua posizione pakistana, le influenze del
conflitto indo-pakistano, gli interessi dell’Iran, della Russia,
delle Repubbliche centro-asiatiche”. Come dovrà definire
un piano coordinato dell’insieme dei paesi e delle
organizzazioni internazionali per rendere efficace l’azione
di aiuto e di cooperazione.
Ulteriori informazioni: Emanuele Pinardi, 02.2822852, cell. 347.1565263

|