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COMUNICATO STAMPA
22 giugno 2006
Le Ong del Forum Solint
chiedono al Governo italiano di proseguire sulla linea di
una chiara distinzione tra missioni civili e militari in Iraq e
in Afghanistan
La decisione del Governo italiano di rinunciare alla
formazione di un Provincial Reconstruction Team (PRT) a Nassiriya,
in Iraq, è una scelta nella giusta direzione. Come
afferma Nino Sergi, Segretario Generale di INTERSOS, una delle Ong
del Forum Solint, in una nota
indirizzata ai ministri degli Esteri e della Difesa, D’Alema
e Parisi, e alla vice ministra per la Cooperazione, Sentinelli "non
si sarebbe trattato, come è stato detto, di una missione
di civili tutelata da militari, ma di una vera e propria componente
della missione militare internazionale."
I PRT, infatti, sono parte integrante della struttura
militare e operano sotto il suo comando, come dimostrato dall'esperienza
in Afghanistan nell'ambito dell'Operazione Enduring Freedom (OEF)
per combattere il terrorismo e dell'International Security Assistence
Force (ISAF) per garantire la sicurezza, alle quali il nostro paese
partecipa. Non si tratta in realtà di squadre miste di civili
e militari ma di militari che svolgono, in modo strumentale e finalizzato
ad obiettivi militari, compiti che dovrebbero essere svolti da civili.
“Da qui - prosegue la nota - nasce l’ambiguità
e la confusione che le Ong denunciano, fino ad esprimere gesti estremi
come decidere di rinunciare a svolgere attività nei paesi
o nelle aree in cui operano i PRT”.
L'operazione NATO/ISAF in Afghanistan - decisa in
via multilaterale con l'obiettivo di assistere, con il suo accordo,
l'Autorità afgana nel mantenimento della sicurezza a Kabul
e, successivamente, in altre regioni del Paese - è oggi costituita
prevalentemente dai PRT. Alcuni di essi sono stati ereditati dall’OEF,
creando una situazione di ambiguità e di confusione tra le
due missioni militari. La nota evidenzia in proposito "la priorità
data al mantenimento dell'opzione unilaterale dell'Amministrazione
americana nella guerra al terrorismo dell'OEF, diversamente dall’opzione
multilaterale dell’ISAF”, con la conseguenza che la
commistione tra le due missioni pesa non solo a livello internazionale
ma anche agli occhi della stessa popolazione afgana che le identifica,
scaricando su entrambe la stessa ostilità.
Le ONG del Forum Solint invitano il Governo italiano
a promuovere con forza, in sede NATO, un'attenta valutazione
della missione ISAF, della sua attuale specificità e dei
suoi reali obiettivi, esigendo la massima chiarezza sulle finalità
della missione a supporto delle Istituzioni afgane centrali e periferiche
e sulla distinzione dalla guerra al terrorismo dell’OEF.
Le ONG, da sempre presenti nelle aree più
difficili e isolate, operano in partnership con le popolazioni con
cui vivono e possono quindi contare sulla loro tutela. Devono assolutamente
“salvaguardate la propria autonomia, indipendenza, neutralità
umanitaria, distinguendo i propri compiti, spazi e attività
da quelli dei militari”, altrimenti il rischio, già
ampiamente sperimentato, è che le ONG vengano sovrapposte
e rapidamente confuse con le forze militari.
"Le Organizzazioni umanitarie, multilaterali
e non governative, hanno prodotto ormai una preziosa serie di analisi,
valutazioni e proposte sul rapporto civile-militare, ma in Italia
non c'è ancora stato un serio approfondimento, se non tra
pochi addetti ai lavori". "È giunto il tempo –
conclude Nino Sergi - che Istituzioni governative, politici, e ONG
affrontino con serietà questo tema". Le Ong ritengono
che ognuno debba fare “ciò per cui è preparato
e formato, secondo la propria mission” e che "ogni
attività di cooperazione allo sviluppo, di ricostruzione
e di aiuto umanitario debba essere lasciata in mano ai civili."

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