| CLEMENTINA
CANOTONI, 32 ANNI, E' STATA SEQUESTRATA A KABUL
"Clementina si è vista trasformare
la sua missione di pace, che nasce, e noi lo sappiamo perchè
la conosciamo, da una sua generosità nei confronti dei popoli
diseredati, che vivono nei luoghi difficili e subiscono ingiuste
guerre, in una brutta esperienza. E' un momento difficile e preoccupante
in cui l'aiuto, di un cuore una testa e due mani in più possono
fare la differenza". Parole belle e commoventi di una sua amica.
Clementina è un'anziana di Afghanistan. Sta terminando un
triennio. Sa bene, come lo sanno tutti gli operatori umanitari presenti
nel Paese, che la situazione è permanentemente difficile
e nessuno può sentirsi pienamente sicuro. Mentre alcune cose
stanno migliorando, altre sembra stiano peggiorando. Nonostante
gli sforzi e le elezioni, le tensioni rimangono; si tratta di tensioni
armate, che non possono risolversi con la sola presenza di altre
armi. Ogni organizzazione umanitaria si è data delle regole
di comportamento e di sicurezza. Ci si sposta in Kabul e da una
provincia all'altra seguendole con scrupolo, rimanendo sempre in
contatto gli uni con gli altri. Regole che diventano la normalità
e che non impediscono di svolgere il proprio lavoro con generosità
e fino in fondo. Così come ha sempre fatto Clementina. Così
come fanno gli operatori e le operatrici di Intersos, 14 italiani
e internazionali e 350 afgani, a Kabul e nelle province di Kandahar,
Helmand e Faryab.
Dire che nel periodo precedente il rapimento ci fossero particolari
segnali, tali da dover aumentare le misure di prudenza e di sicurezza
fino ad impedire i movimenti, sarebbe dire il falso. Mediamente
ogni quindici giorni abbiamo segnalazioni "particolari",
che valutiamo e prendiamo seriamente in considerazione. E' così
da sempre ed è stato così anche nei giorni precedenti
il rapimento. E per gli operatori umanitari nei contesti bellici
e post-bellici è la realtà quotidiana, che non sottovalutano
mai e che tengono presente nello svolgimento delle proprie attività.
Aspettiamo Clementina, a cui ci sentiamo vicinissimi, libera. La
sua generosità, il suo sorriso, la sua dolcezza che riusciva
ad esprimere nel lavoro con le vedove di Kabul - azione fortemente
apprezzata dall'islam - sono certamente segni importanti della sua
missione di pace anche agli occhi dei rapitori.
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